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Ultime novità dalla letteratura

Terapia medica: a cura di cortinovis-tDiego CORTINOVIS

2016

giugno

Efficacy of the MAGE-A3 cancer immunotherapeutic as adjuvant therapy in patients with resected MAGE-A3-positive non-small-cell lung cancer (MAGRIT): a randomised, double-blind, placebo-controlled, phase 3 trial.
L’immunoterapia, con l’avvento deigli immuno-check point inhibitors è oggi una realtà terapeutica nel carcinoma polmonare. L’idea di impiegare anche i vaccini, in particolare in pazienti operati e quindi con un residuo di malattia microscopico qualora presente, è sempre stata una strategia terapeutica impiegata. In questo studio di Fase III randomizzato, multicentrico internazionale, in doppio cieco un vaccino anti MAGEA3 è stato impiegato come adiuvante in pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule operati radicalmente in stadio IbIIIA positivi per MAGEA3 in seguito o meno a chemioterapia adiuvante
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L’immunoterapia, con l’avvento deigli immuno-check point inhibitors è oggi una realtà terapeutica nel carcinoma polmonare. L’idea di impiegare anche i vaccini, in particolare in pazienti operati e quindi con un residuo di malattia microscopico qualora presente, è sempre stata una strategia terapeutica impiegata. In questo studio di Fase III randomizzato, multicentrico internazionale, in doppio cieco un vaccino anti MAGEA3 è stato impiegato come adiuvante in pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule operati radicalmente in stadio IbIIIA positivi per MAGEA3 in seguito o meno a chemioterapia adiuvante.
Dopo uno screening di più di 13000 pazienti sono stati randomizzati 2:1 più di 1500 pazienti a ricevere il vaccino rispetto a 757 placebo. Dopo un follow up mediano di più di 38 mesi la sopravvivenza libera da progressione del braccio trattato con vaccino è risultata identica al gruppo di pazienti trattati con placebo (60,5 mesi vs 57,9 mesi HR 1,02).
Tutte le analisi per sottogruppo, compresa la ricerca di una “gene signature specifica” hanno fallito nel dimostrare uno specifico vantaggio nei termini di DFS.
Come risultato di questo studio, il vaccino anti MAGEA3 non verrà ulteriormente sviluppato nei pazienti con tumore polmonare.
Una possible nuova linfa alla metodica della vaccino terapia sarà la combinazione con gli anti corpi inibitori del check point del sistema immunitario

Vansteenkiste JF, Cho BC, Vanakesa T, et al
Lancet Oncol. 2016 Jun;17(6):822-35.
Clinical Implications of Genomic Discoveries in Lung Cancer.
Il carcinoma polmonare non a piccole cellule è oggi un tumore considerato estremamente eterogeneo sia nei termini di istologia che nei termini di evoluzione genomica.
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Il carcinoma polmonare non a piccole cellule è oggi un tumore considerato estremamente eterogeneo sia nei termini di istologia che nei termini di evoluzione genomica.
I trattamenti medici antiblastici, in particolare le piccole molecole inibitrici della tirosina chinasi, hanno determinato spesso dei drammatici effetti favorevoli, purtroppo transitori, nel generare risposta e controllo di malattia.
Lo studio dei meccanismi di resistenza e le progressioni viste parzialmente in alcune lesioni tumorali rispetto ad altre nello stesso paziente hanno fatto emergere chiaramente l’eterogeneità spazio temporale del tumore polmonare ed hanno dato il via a nuove strategie per cercare di bloccare l’insorgere delle resistenze.
In questa review vengono magistralmente toccati tutti i punti per comprendere il modello di evoluzione darwiniana applicato al tumore polmonare con spunti utili da applicare alla ricerca clinica contemporanea.

Swanton C, Govindan R.
N Engl J Med. 2016 May 12;374(19):1864-73
Treatment of EGFR-Mutant Lung Cancers After Progression in Patients Receiving First-Line EGFR Tyrosine Kinase Inhibitors : A Review.
I pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule con mutazione sensibilizzante di EGFR è risaputo che devono ricevere come trattamento di prima linea un inibitore TK di EGFR. Invariabilmente, tuttavia, la totalità dei pazienti va incontro a progressione di malattia legata all’insorgenza di meccanismi di resistenza.
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I pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule con mutazione sensibilizzante di EGFR è risaputo che devono ricevere come trattamento di prima linea un inibitore TK di EGFR. Invariabilmente, tuttavia, la totalità dei pazienti va incontro a progressione di malattia legata all’insorgenza di meccanismi di resistenza.
Attualmente, gli inibitori di EGFR di terza generazione (osimertinib, rociletinib ed olmutinib tra gli altri) hanno evidenziato una attività spiccata nei confronti dei pazienti in progressione alla prima linea con EGFR TKI ed insorgenza della mutazione di resistenza T790M.
Tuttavia, anche in questo caso nuove resistenze che rendono questi farmaci non attivi (ad ex C797S) sono attualmente studiate e rilevate.
I meccanismi di resistenza attualmente emersi sono numerosi ed in continuo aggiornamento.
In questa magistrale review gli autori delucidano in maniera concisa la strategia terapeutica alla progressione alla prima linea con inibitori di EGFR, disegnando il comportamento che i clinici nel presente e immediato futuro dovrebbero mantenere per dare speranza di efficacia a questi pazienti.

Piotrowska Z, Sequist LV.
JAMA Oncol. 2016 May 19 [Epub ahead of print]

maggio

Randomized Phase III Study Comparing Gefitinib With Erlotinib in Patients With Previously Treated Advanced Lung Adenocarcinoma: WJOG 5108L.
SUMMARY: Il trattamento con inibitori di EGFR TK è considerato uno standard in prima linea in pazienti affetti da NSCLC con mutazioni sensibilizzanti di EGFR. La disponibilità di inibitori di prima e seconda generazione offre una scelta ampia di soluzioni terapeutiche per questa tipologia di pazienti anche se manca un chiaro indirizzo di scelta per comprendere, in pratica clinica, quale inibitore preferire.
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In questo studio di non inferiorità randomizzato di Fase III 401 pazienti pretrattati con chemioterapia ed EGFR TKI naive hanno ricevuto erlotinib o gefitinib alla dose registrata. Il 71% della popolazione aveva una mutazione sensibilizzante di EGFR. L’end point primario è stato considerato il mPFS. La mPFS per gefitinib è risultata essere 6.5 mesi rispetto a 7.5 mesi di erlotinib con un HR di 1.125 (IC 95% 0.94-1.347) mentre mOS è risultata rispettivamente 22.8 vs 24.5 mesi (HR 1.093). Nella popolazione con mutazione di EGFR il mPFS è risultato essere 8.3 vs 10.3 mesi (HR 1.093). Gli effetti collaterali registrati sono stati quelli normalmente attesi per questa classe di farmaci. Considerato il disegno statistico dello studio che valuta dimostrata la non inferiorità se il margine superiore dell’intervallo di confidenza del HR per mPFS è inferiore di 1.3 si può concludere che questo studio dimostra come gefitinib non possa essere considerato come non inferiore rispetto ad erlotinib.

Urata Y, Katakami N, Morita S, et al
J Clin Oncol. 2016 Mar 28.[Epub ahead of print]
Dabrafenib in patients with BRAFV600E-positive advanced non-small-cell lung cancer: a single-arm, multicentre, open-label, phase 2 trial.
SUMMARY: BRAF è considerata una mutazione driver nella patologia polmonare con una frequenza stimata del 1-2%. Il 50% di queste mutazioni sono quelle classiche (V600E) già osservate nella patologia melanomatosa. Dabrafenib, inibitore TK di BRAF, è stato impiegato in questo studio di Fase II in pazienti affetti da NSCLC con mutazione di BRAF V600E, pretrattati e non con chemioterapia. In circa 3 anni 84 pazienti sono stati arruolati di cui 6 chemo-naive. Il RR end-point primario dello studio è stato del 33% e 4 dei 6 pazienti non pretrattati con chemioterapia hanno dimostrato una risposta obiettiva. Alla dose di 150 mg due volte al giorno, dabrafenib si è dimostrato ben tollerato con effetti collaterali attesi a livello cutaneo (10 pazienti con insorgenza di carcinomi cutanei in situ), astenia e carcinomi basocellulari cutanei.
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Dabrafenib, allo stato attuale, può essere considerato un farmaco promettente per questa categoria di pazienti ancora poco studiati ed identificati nella pratica clinica.

Planchard D, Kim TM, Mazieres J, et al
Lancet Oncol. Apr 11 2016 . [Epub ahead of print]
Afatinib versus gefitinib as first-line treatment of patients with EGFR mutation-positive non-small-cell lung cancer (LUX-Lung 7): a phase 2B, open-label, randomised controlled trial.
SUMMARY: Allo stato attuale non vi sono trials clinici randomizzati che confrontano in prima linea di terapia un inibitore di EGFR rispetto ad un altro nella popolazione di pazienti affetti da NSCLC EGFR mutati. I dati attualmente in nostro possesso derivano da comparazione indirette e metaanalisi dove non emerge un dato di superiorità tra i vari inibitori reversibili/irreversibili disponibili per l’impiego in pratica clinica.
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In questo studio randomizzato multicentrico in aperto di Fase IIb afatinib viene comparato in termini di attività e safety rispetto a genfitinib. Vi sono 3 end-point primari in particolare PFS,TTF e OS. I dati riportati in questo lavoro riguardano i primi due end-points.
319 pazienti son stati randomizzati a ricevere afatinib o gefitinib (1:1) secondo le dosi registrate in prima linea di terapia. Dopo un follow-up mediano di 27.3 mesi la mPFS è risultata essere di 11 mesi vs 10.9 mesi per afatinib e gefitinib rispettivamente con HR statisticamente significativo di 0.73. Il TTF è risultato significativamente più evidente nel braccio di afatinib 13.7 mesi rispetto a gefitinib 11.5 mesi (HR 0.73). Gli eventi avversi sono risultati quelli attesi per i due farmaci con maggiore incidenza di diarrea e rash cutaneo per afatinib rispetto ad elevazione delle transaminasi per gefitinib.
Afatinib ha dimostrato anche un superiore RR rispetto a gefitinib sia nella popolazione globale che con EGFR del19 ed L858R.
Con i limiti di uno studio di Fase IIb afatinib dimostra una migliore attività rispetto a gefitinib con un pattern di effetti collaterali differenti rispetto a gefitinib, generalmente attesi e gestibili con adeguata terapia di supporto.

Park K, Tan EH, O'Byrne K, et al
Lancet Oncol. 2016 Apr 12 [Epub ahead of print]

marzo

Atezolizumab versus docetaxel for patients with previously treated non-small-cell lung cancer (POPLAR): a multicentre, open-label, phase 2 randomised controlled trial.
Gli inibitori dell’immuno check-point sono diventati una realtà nel management della neoplasia polmonare non a piccole cellule avanzata e pretrattata con chemioterapia. Atezolizumab è un anticorpo inibitore del recettore anti-programmed death ligand 1 (PDL1) che ha dimostrato attività in tumori o in infiltrati linfocitari tumorali con espressione di PDL1.
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Gli inibitori dell’immuno check-point sono diventati una realtà nel management della neoplasia polmonare non a piccole cellule avanzata e pretrattata con chemioterapia. Atezolizumab è un anticorpo inibitore del recettore anti-programmed death ligand 1 (PDL1) che ha dimostrato attività in tumori o in infiltrati linfocitari tumorali con espressione di PDL1.
In questo studio di Fase II atezolizumab alla dose di 1200 mg ev è stato studiato rispetto a docetaxel 75 mg/m2 die 1-21 in pazienti pretrattati con chemioterapia a base di platino. I pazienti sono stati stratificati per la presenza o meno di PDL1 su cellule tumorali o su infiltrati linfocitari tumorali attraverso una prespecificata percentuale di positività. L’endpoint primario in tutta la popolazione randomizzata è stato la sopravvivenza globale.
144 pazienti sono stati randomizzati in meno di 1 anno di apertura dello studio. La sopravvivenza globale è risultata essere 12,6 mesi nei pazienti trattati con atezolizumab rispetto ai 9,7 mesi con docetaxel. Il beneficio in termini di sopravvivenza globale nel braccio atezolizumab è risultato direttamente proporzionale al grado di espressione di PDL1 sulle cellule tumorali/ infiltrato linfocitario.
In un’analisi esploratoria la sopravvivenza globale è risultata correlare con la presenza di espressione di alcuni geni legati a cellule linfocitarie T e gamma-interferon producenti.
Atezolizumab è il primo agente anti PDL1 a dimostrare una superiorità rispetto alla chemioterapia in termini di incremento della sopravvivenza globale in questo setting di pazienti. Lo scoring system legato non solo al comparto tumorale e l’analisi esploratoria su una “firma genetica” legata alla presenza di una immunità attiva pre-esistente all’insorgenza del tumore identificano uno spiraglio nel guidare l’impiego di questa terapia in una sottopopolazione di pazienti.

Fehrenbacher L, Spira A, Ballinger M, et al
Lancet. 2016 Mar 9. [Epub ahead of print]
Activity and safety of ceritinib in patients with ALK-rearranged non-small-cell lung cancer (ASCEND-1): updated results from the multicentre, open-label, phase 1 trial.
Lo studio ASCEND1 è stato disegnato per valutare la tollerabilità e l’attività di ceritinib, un anti ALK TKI di seconda generazione, in pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule ALK+ pretrattati con chemioterapia ed eventualmente con crizotinib. In questo lavoro, gli Autori riportano, attraverso un follow-up più maturo (11,1 mesi) i dati della coorte di pazienti trattati con la dose di 750 mg/die derivanti dalla coorte di dose-escalation e di quella espansa. E’ stata, inoltre, riportata l’analisi retrospettiva sulla popolazione di pazienti con coinvolgimento del sistema nervoso centrale stratificata per soggetti naive o meno a crizotinib.
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Lo studio ASCEND1 è stato disegnato per valutare la tollerabilità e l’attività di ceritinib, un anti ALK TKI di seconda generazione, in pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule ALK+ pretrattati con chemioterapia ed eventualmente con crizotinib. In questo lavoro, gli Autori riportano, attraverso un follow-up più maturo (11,1 mesi) i dati della coorte di pazienti trattati con la dose di 750 mg/die derivanti dalla coorte di dose-escalation e di quella espansa. E’ stata, inoltre, riportata l’analisi retrospettiva sulla popolazione di pazienti con coinvolgimento del sistema nervoso centrale stratificata per soggetti naive o meno a crizotinib.
Sono stati arruolati 255 pazienti sia pretrattati o meno con crizotinib. La risposta a ceritinib è risultata essere del 72% nei soggetti non pretrattati con ALK inibitore e 56% in quelli pretrattati con crizotinib. La sopravvivenza libera da progressione è risultata essere di 18,4 e 6,9 mesi rispettivamente.
Nella sottopopolazione con metastasi cerebrali l’attività di ceritinib è stata ampiamente confermata: 79% di response rate nei pazienti ALK-naive rispetto al 65% nei pazienti pretrattati con crizotinib.
Ceritinib ha confermato alcuni degli effetti collaterali di tipo gastro-enterico (nausea/vomito) e laboratoristico (incremento ALT/AST) già evidenziati nel lavoro precedentemente pubblicato; generalmente questi effetti sono risultati gestibili attraverso adeguata terapia di supporto e riduzione del dosaggio del farmaco.
Ceritinib ha dimostrato una evidente attività in questa popolazione di pazienti anche in distretti difficili da controllare come i secondarismi cerebrali.
Gli studi recentemente conclusi e quelli ancora in corso daranno risposta alla strategia terapeutica ottimale in questo setting di pazienti.

Kim DW, Mehra R, Tan DS,et al
Lancet Oncol. 2016 Mar 10. [Epub ahead of print]
Adjuvant Chemotherapy for T3 Non-Small Cell Lung Cancer with Additional Tumor Nodules in the Same Lobe.
Il trattamento chemioterapico adiuvante nella patologia polmonare non a piccole cellule resecata è uno standard ormai assodato in particolare nella popolazione di soggetti con coinvolgimento linfonodale ed in alcuni sottogruppi di pazienti con tumori > 4 cm di diametro, coinvolgimento pleurico viscerale massivo, parete toracica, G3 ecc.
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Il trattamento chemioterapico adiuvante nella patologia polmonare non a piccole cellule resecata è uno standard ormai assodato in particolare nella popolazione di soggetti con coinvolgimento linfonodale ed in alcuni sottogruppi di pazienti con tumori > 4 cm di diametro, coinvolgimento pleurico viscerale massivo, parete toracica, G3 ecc.
Con l’avvento della settima edizione del TNM e la prossima introduzione dell’ottava si è reso evidente che alcune categorie di pazienti non sono rappresentate adeguatamente negli studi clinici di adiuvante in quanto al di fuori dei criteri di selezione degli studi più datati.
Questo è il caso dei pazienti attualmente considerati T3 per noduli polmonari sincroni in uno stesso lobo.
In questo lavoro osservazionale più di 1000 soggetti operati di NSCLC T3 per noduli multipli in uno stesso lobo sono stati studiati per valutare un ruolo protettivo di una chemioterapia adiuvante rispetto alla sola chirurgia.
L’impiego della chemioterapia adiuvante è risultato aumentare la sopravvivenza globale a 3 anni rispetto al gruppo di pazienti esclusivamente operato (70% vs 59%). L’incremento della sopravvivenza relativa a 3 anni nel sottogruppo di chemioterapia adiuvante è risultata essere del 10% circa.
Nel sottogruppo di pazienti con esclusivo T3 senza ulteriori fattori confondenti per far propendere l’attivazione di chemioterapia (T>4 cm, N+, coinvolgimento parete toracica ecc) la sopravvivenza a 3 anni è risultata egualmente superiore nel gruppo trattato con chemioterapia rispetto alla sola osservazione (86% vs 71%).
Questo studio, anche in presenza di differenti bisases stante la sua natura osservazionale, appare essere un utile suggerimento per decidere l’applicabilità di un regime standard di chemioterapia post-operatoria in questo setting ristretto di pazienti.

Salazar MC, Rosen JE, Arnold BN, et al
J Thorac Oncol. 2016 Mar 21 [Epub ahead of print]

gennaio

Alectinib in ALK-positive, crizotinib-resistant, non-small-cell lung cancer: a single-group, multicentre, phase 2 trial.
Il tema del trattamento della resistenza al fallimento di crizotinib nella popolazione di pazienti affetti da NSCLC ALK+ è sempre più rilevante. Ceritinib è il primo farmaco licenziato da FDA ed EMA per il trattamento dei pazienti ALK+ in progressione a crizotinib. In questo studio di Fase II condotto in USA e Canada, alectinib, un secondo agente inibitore TKI di seconda generazione ha dimostrato, in pazienti refrattari a crizotinib, una risposta obiettiva del 48% con un mPFS di 8,1 mesi. Il farmaco ha evidenziato anche una spiccata attività a livello del SNC raggiungendo un 67% di risposte obiettive nella popolazione di pazienti con secondarismi cerebrali non precedentemente pretrattati. Alectinib ha dimostrato un profilo di tollerabilità molto promettente con scarsi effetti collaterali di grado 3-4 per lo più legati ad alterazioni biochimiche reversibili.
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Il tema del trattamento della resistenza al fallimento di crizotinib nella popolazione di pazienti affetti da NSCLC ALK+ è sempre più rilevante. Ceritinib è il primo farmaco licenziato da FDA ed EMA per il trattamento dei pazienti ALK+ in progressione a crizotinib. In questo studio di Fase II condotto in USA e Canada, alectinib, un secondo agente inibitore TKI di seconda generazione ha dimostrato, in pazienti refrattari a crizotinib, una risposta obiettiva del 48% con un mPFS di 8,1 mesi. Il farmaco ha evidenziato anche una spiccata attività a livello del SNC raggiungendo un 67% di risposte obiettive nella popolazione di pazienti con secondarismi cerebrali non precedentemente pretrattati. Alectinib ha dimostrato un profilo di tollerabilità molto promettente con scarsi effetti collaterali di grado 3-4 per lo più legati ad alterazioni biochimiche reversibili.
Questo studio, insieme alle esperienze di Fase I/II precedenti hanno determinato una approvazione da parte di FDA di questo farmaco nei pazienti affetti da NSLCL ALK+ refrattari o intolleranti a crizotinib.

Shaw AT, Gandhi L, Gadgeel S, et al
Lancet Oncol. 2015 Dec 18. [Epub ahead of print]
Pembrolizumab versus docetaxel for previously treated, PD-L1-positive, advanced non-small-cell lung cancer (KEYNOTE-010): a randomised controlled trial.
Il trattamento di seconda linea nel NSCLC ha subito nell’ultimo anno alcune profonde modifiche, in particolare grazie all’avvento dei farmaci definiti inibitori dell’immunocheck-point.
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Il trattamento di seconda linea nel NSCLC ha subito nell’ultimo anno alcune profonde modifiche, in particolare grazie all’avvento dei farmaci definiti inibitori dell’immunocheck-point.
In questo studio di Fase II/III pembrolizumab (Ab anti PD1) è stato studiato a due dosaggi differenti (2 mg/kg-10 mg/kg ogni 3 settimane) rispetto a docetaxel 75 mg7m2 secondo la schedula classica. Più di 1000 pazienti sono stati trattati ed allocati secondo una distribuzione 1:1:1 d uno dei tre bracci di trattamento. I pazienti dovevano essere affetti da NSCLC sia non squamoso che squamoso pretrattati con almeno una linea di chemioterapia e venivano inclusi se presenza di PDL1 positività in IHC (> 1%). L’end-point primario è stato la sopravvivenza globale e la mediana di PFS nella popolazione globale e nella sottopopolazione con iperspressione di PDL1 tumorale (> 50%). Nella popolazione globale la mOS è stata di 10,4 mesi, 12,7 mesi e 8,5 mesi per pembrolizumab 2 e 10 mg/kg e docetaxel rispettivamente, differenza statisticamente significativa. Nella sottopopolazione il dato di mOS è stato nei tre gruppi descritti prima rispettivamente 14,9; 17,3 e 8,2 mesi.
Questi dati evidenziano come pembrolizumab alla dose di 2 mg/kg e 10 mg/kg prolungano la sopravvivenza globale rispetto a docetaxel in pazienti con PDL1 positività. Il maggiore beneficio sembra essere correlato con l’intensità di espressione di PDL1.

Herbst RS, Baas P, Kim DW, et al
Lancet. 2015 Dec 18. [Epub ahead of print]
Bevacizumab for newly diagnosed pleural mesothelioma in the Mesothelioma Avastin Cisplatin Pemetrexed Study (MAPS): a randomised, controlled, open-label, phase 3 trial.
Il mesotelioma pleurico rimane una patologia con prognosi infausta con trattamenti medici di prima linea limitati e senza particolari avanzamenti nell’ultimo decennio.
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Il mesotelioma pleurico rimane una patologia con prognosi infausta con trattamenti medici di prima linea limitati e senza particolari avanzamenti nell’ultimo decennio.
In questo studio randomizzato di Fase III 448 pazienti affetti da MPM avanzato sono stati randomizzati a ricevere il trattamento di prima linea standard con cisplatino e pemetrexed rispetto allo stesso schema con l’aggiunta di bevacizumab alla dose di 15 mg/kg ogni 3 settimane.
La sopravvivenza globale è risultata statisticamente superiore nel braccio sperimentale rispetto a quello standard (18,8 vs 16,1 mesi). Gli eventi avversi della combinazione appaiono essere compatibili con quelli attesi per la classe farmacologica di appartenenza a bevacizumab.
Pur evidenziandosi un valore di sopravvivenza globale superiore a quello atteso nel braccio di controllo, segno di una selezione dei pazienti inseriti in questo studio, bevacizumab potrebbe essere considerato nel trattamento di questa patologia “orfana”.

Zalcman G, Mazieres J, Margery J, et al
Lancet. 2015 Dec 21. [Epub ahead of print]
Everolimus for the treatment of advanced, non-functional neuroendocrine tumours of the lung or gastrointestinal tract (RADIANT-4): a randomised, placebo-controlled, phase 3 study.
I trattamenti disponibili per i tumori neuroendocrini ben differenziati avanzati sono piuttosto scarsi stante la rarità di queste patologie e l’assenza di studi clinici robusti.
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I trattamenti disponibili per i tumori neuroendocrini ben differenziati avanzati sono piuttosto scarsi stante la rarità di queste patologie e l’assenza di studi clinici robusti.
In questo studio di Fase III randomizzato in doppio cieco, 302 pazienti affetti da carcinomi neuroendocrini ben differenziati del polmone e del tratto gastroenterico pretrattati, sono stati randomizzati 2:1 a ricevere everolimus alla dose di 10 mg vs placebo.
L’endpoint primario è stata la mPFS che è risultata essere di 11mesi rispetto a 3,9 mesi nel braccio everolimus rispetto al placebo. Sebbene non statisticamente significativa la sopravvivenza globale nel braccio di trattamento attivo è risultata essere superiore con una riduzione del rischio di morte del 36%. Gli effetti collaterali sono stati quelli attesi per la classe di mTOR inibitori già emersa nel trattamento di altre patologie neoplastiche.
Everolimus si è dimostrata la prima terapia targeted funzionale in questo gruppo di patologie rare.

Yao JC, Fazio N, Singh S, et al
Lancet. 2015 Dec 15. [Epub ahead of print]

2015

dicembre

Adjuvant Erlotinib Versus Placebo in Patients With Stage IB-IIIA Non-Small-Cell Lung Cancer (RADIANT): A Randomized, Double-Blind, Phase III Trial.
Il trattamento medico a finalità adiuvante nel carcinoma polmonare non ha subito sostanziali modificazioni di indicazione negli ultimi anni. Nelle sottopopolazioni “speciali” quali i soggetti mutati per EGFR / traslocati per ALK vi sono studi “in fieri” che valutano l'impiego dei TKIs.
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Il trattamento medico a finalità adiuvante nel carcinoma polmonare non ha subito sostanziali modificazioni di indicazione negli ultimi anni. Nelle sottopopolazioni “speciali” quali i soggetti mutati per EGFR / traslocati per ALK vi sono studi “in fieri” che valutano l'impiego dei TKIs.
Il presente studio, disegnato prima del 2006, valuta l'impatto di erlotinib 150 mg in una popolazioni di soggetti affetti da NSCLC stadio IB/IIIA operati radicalmente in adiuvante. La popolazione di 973 pazienti è stata randomizzata 2:1 nel ricevere il farmaco in studio per 2 anni verso placebo. I pazienti sono stati selezionati sulla scorta di iperespressione in IHC o amplificazione FISH di EGFR. In questa popolazione l'impiego di erlotinib non ha un impatto statisticamente significativo sulla DFS rispetto al placebo (50,5 vs 48,2 mesi). In una analisi per sottogruppi in 161 pazienti EGFR mutati vi è stato un DFS favorevole (46,4 vs 28,5 mesi) non statisticamente significativo per via dell'analisi gerarchica applicata.
Allo stato attuale erlotinib rimane non indicato come terapia adiuvante nella categoria di pazienti mutati per EGFR tuttavia ulteriori studi sono attesi stante anche il dato di analisi per sottogruppo di questo studio.

Kelly K, Altorki NK, Eberhardt WE, et al
J Clin Oncol. 2015 Dec 1;33(34):4007-14

novembre

Nivolumab versus Docetaxel in Advanced Nonsquamous Non-Small-Cell Lung Cancer.
Nivolumab, un anticorpo anti PD1, viene valutato in questo studio di Fase III rispetto a docetaxel trisettimanale in una popolazione di pazienti affetti da carcinoma polmonare non squamoso in seconda linea. 292 pazienti trattati con nivolumab hanno ottenuto una mOS di 12,2 mesi rispetto ai 290 pazienti trattati con docetaxel che hanno raggiunto una mediana di 9,4 mesi.
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Nivolumab, un anticorpo anti PD1, viene valutato in questo studio di Fase III rispetto a docetaxel trisettimanale in una popolazione di pazienti affetti da carcinoma polmonare non squamoso in seconda linea. 292 pazienti trattati con nivolumab hanno ottenuto una mOS di 12,2 mesi rispetto ai 290 pazienti trattati con docetaxel che hanno raggiunto una mediana di 9,4 mesi.
La sopravvivenza ad 1 anno è stata del 51% nel braccio nivolumab rispetto al 39% del braccio docetaxel. Il RR ha favorito nivolumab rispetto a docetaxel (19% vs 12%) mentre il mPFS ha ottenuto un risultato opposto (2,3 vs 4,2 mesi). Nivolumab ha evidenziato outcomes progressivamente favorevoli a seconda del livello di espressione in IHC di PDL1 a livello tumorale a seconda del cut-off prescelto (1%, 5%, 10%).
La terapia con nivolumab è gravata da effetti collaterali più contenuti rispetto a docetaxel.
Questo studio ha dimostrato, come il gemello eseguito nella patologia squamocellulare, un impatto favorevole di nivolumab rispetto a docetaxel per gli outcomes di efficacia eccetto che per il mPFS.
Il livello di espressione di PDL1 tumorale sembra essere un fattore predittivo di risposta.

Borghaei H, Paz-Ares L, Horn L, et al
N Engl J Med. 2015 Oct 22;373(17):1627-39
Targeting brain metastases in ALK-rearranged non-small-cell lung cancer.
La popolazione di pazienti affetti da NSCLC ALK+ ha ottenuto, negli ultimi anni, dei notevoli progressi in termini di outcomes di efficacia grazie all'impiego di farmaci quali crizotinib in prima/seconda linea.
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La popolazione di pazienti affetti da NSCLC ALK+ ha ottenuto, negli ultimi anni, dei notevoli progressi in termini di outcomes di efficacia grazie all'impiego di farmaci quali crizotinib in prima/seconda linea.
Tuttavia crizotinib appare essere un farmaco meno ottimale per la gestione delle metastasi cerebrali in questi pazienti essendo, questa sede, anche una zona di progressione e fallimento terapeutico molto frequente.
In questa esaustiva revisione gli autori valutano quale può essere la strategia terapeutica ad hoc per questo sottogruppo di pazienti alla luce dei nuovi dati emersi dalla letteratura rispetto all'impiego degli inibitori TK di seconda generazione, il trattamento radiante encefalico e la corretta sequenza terapeutica.

Zhang I, Zaorsky NG, Palmer JD, et al.
Lancet Oncol. 2015 Oct;16(13):e510-21
Treatment approaches for EGFR-inhibitor-resistant patients with non-small-cell lung cancer.
La popolazione di pazienti affetti da NSCLC con mutazione di EGFR beneficia massivamente da un trattamento di prima linea con EGFR TKI quali afatinib, gefitinib ed erlotinib.
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La popolazione di pazienti affetti da NSCLC con mutazione di EGFR beneficia massivamente da un trattamento di prima linea con EGFR TKI quali afatinib, gefitinib ed erlotinib.
Tuttavia la totalità dei pazienti ricade e la malattia inesorabilmente progredisce. La resistenza agli inibitori di EGFR di prima e seconda generazione è un fenomeno noto e sempre più si è reso evidente il meccanismo sottostante che nel 50% dei casi è sostenuto dalla comparsa di una mutazione di resistenza quale T790M.
Farmaci di terza generazione sono attualmente allo studio ed hanno determinato una risposta evidente oltre ad un beneficio in termini di mPFS rispetto a qualunque trattamento medico antiblastico al momento testato su questa popolazione.
Si intravvedono, peraltro, i meccanismi di resistenza a questi farmaci innovativi.
Questa revisione racchiude tutti i dati sui nuovi inibitori di terza generazione oltre ad illustrare le possibili strategie terapeutiche nella gestione della resistenza agli EGFR TKI di prima/seconda generazione.

Tan CS, Gilligan D, Pacey S
Lancet Oncol. 2015 Sep;16(9):e447-59.

ottobre

Comprehensive genomic profiles of small cell lung cancer.
Il carcinoma polmonare a piccole cellule rimane ad oggi una malattia piuttosto elusiva che possiede esclusivamente una certa sensibilità a regimi chemioterapici di vecchia generazione. La prognosi, tuttavia, rimane infausta e le guarigioni si riescono ad ottenere esclusivamente nella malattia localmente avanzata chemio e radio trattata.
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Questo studio pubblica per la prima volta i dati in seguito ad un sequenziamento del genoma di 110 carcinomi a piccole cellule.
Questo elegante lavoro dimostra come il SCLC ha un genoma caratterizzato da un elevato tasso mutazionale ove p53 ed RB1 sono le alterazioni più frequenti e caratteristiche.
Dallo studio sono emerse anche alcune mutazioni che possono aprire la possibilità di terapie mirate anche in questo sottogruppo istologico oltre a far emergere la presenza, nel 25% dei casi analizzati, di mutazioni inattivanti la famiglia di geni NOTCH.
Pur essendo ancora distanti dal trovare terapie definitive in questa patologia gli avanzamenti della ricerca permetteranno di approfondire il tema delle nuove opportunità terapeutiche nel SCLC.

George J, Lim JS, et al
Nature. 2015 Aug 6;524(7563):47-53.
Next-Generation Sequencing of Pulmonary Sarcomatoid Carcinoma Reveals High Frequency of Actionable MET Gene Mutations.
Il carcinoma polmonare sarcomatoide è un’entità rara ed aggressiva di carcinoma polmonare non a piccole cellule.
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I trattamenti convenzionali riguardano la classica chemioterapia con risultati ancora più deludenti rispetto alla popolazione affetta da NSCLC non sarcomatoide non-oncogene addicted.
In questo lavoro gli autori riportano i risultati di un sequenziamento genico applicato ad una serie di casi piuttosto limitata ma ragionevolmente utile stante la rarità di questo sottogruppo di patologia.
Tra le varie mutazioni una in particolare sembra emergere come dominante: il 22% dei casi sequenziati rileva la presenza di una alterazione del gene MET (met ex 14 skipping mut) che potenzialmente espone questi tumori all’impiego di crizotinib.
Questo lavoro, in ultima analisi, conferma come l’impiego di sistemi di sequenziamento di ultima generazione (NGS) sia particolarmente utile anche in patologie rare, aprendo nuove possibilità terapeutiche.

Liu X, Jia Y, et al
J Clin Oncol. 2015 Jul 27. [Epub ahead of print]

settembre

Evolving synergistic combinations of targeted immunotherapies to combat cancer.
Il trattamento con inibitori del check-point immunitario stanno aprendo una nuova era nel trattamento delle neoplasie, in particolare in quelle che hanno sempre dimostrato una certa refrattarietà ai trattamenti medici antiblastici.
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Il trattamento con inibitori del check-point immunitario stanno aprendo una nuova era nel trattamento delle neoplasie, in particolare in quelle che hanno sempre dimostrato una certa refrattarietà ai trattamenti medici antiblastici.
E’ emerso chiaramente, tuttavia, che queste terapie non riescono a determinare un controllo ottimale in tutti i casi trattati.
In particolare nel tumore polmonare circa il 20% dei soggetti appare beneficiare maggiormente di queste molecole con risposte che tendono a mantenersi negli anni.
Questo aspetto peculiare ha determinato l’esplosione di entusiasmo per questa categoria di farmaci.
In questa esaustiva revisione critica gli autori esplorano uno scenario futuro nello sviluppo dei trattamenti di combinazione tra agenti immunomodulanti.

Melero I, Berman DM, et al
Nat Rev Cancer. 2015 Jul 24;15(8):457-72

agosto

Afatinib versus erlotinib as second-line treatment of patients with advanced squamous cell carcinoma of the lung (LUX-Lung 8): an open-label randomised controlled phase 3 trial.
SUMMARY: Il tumore squamoso polmonare rappresenta indubbiamente una sfida terapeutica avendo acquisito recentemente un nuovo farmaco in seconda linea quale nivolumab. Tuttavia gli avanzamenti nella ricerca di una mutazione driver in questo sottotipo istologico sono ancora da determinare. In questo studio di Fase III 795 pazienti affetti da carcinoma squamo cellulare del polmone pretrattati con una linea di chemioterapia sono stati randomizzati a ricevere afatinb 40 mg/die rispetto ad erlotinib 150 mg/die. Da un punto di vista statistico lo studio è risultato positivo in quanto la popolazione trattata con afatinib ha dimostrato un tempo libero da progressione superiore rispetto ad erlotinib (2,6 mesi vs 1,9 mesi HR 0,81 IC 0,69-0,96). Anche in termini di sopravvivenza globale afatinib è risultato superiore rispetto ad erlotinib (7,9 vs 6,8).
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link Per quanto le opzioni terapeutiche per questa neoplasia siano ridotte questo lavoro stimola la critica per poter realmente comprendere quale possa essere lo spazio, in pratica clinica, del farmaco afatinib anche alla luce di quanto gli inibitori del check-point immunitario appaiono promettere in questo ambito.

Soria JC, Felip E, et al
Lancet Oncol. 2015 Aug;16(8):897-907
Gefitinib plus chemotherapy versus placebo plus chemotherapy in EGFR-mutation-positive non-small-cell lung cancer after progression on first-line gefitinib (IMPRESS): a phase 3 randomised trial.
SUMMARY: Un campo di enorme sviluppo è legato alla ricerca del miglior trattamento possibile nei pazienti con mutazione sensibilizzante di EGFR che ricadono dopo l’impiego di farmaci mirati quali gefitinib, erlotinib o afatinib.
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In questo studio di Fase III 265 pazienti EGFR mutati ed in progressione dopo esposizione a gefitinib in prima linea sono stati randomizzati a ricevere cisplatino+pemetrexed+gefitinib verso il medesimo regime di chemioterapia più placebo.
In termini di tempo libero da progressione, end-point primario dello studio, l’aggiunta di gefitinib a chemioterapia non ha portato ad alcun incremento significativo (mPFS 5,4 in ambedue i gruppi).
La strategia di aggiunta al gefitinib del miglior trattamento chemioterapico in seguito a progressione a gefitinib non appare essere una strada promettente forse per motivi dei diversi meccanismi di resistenza che attualmente vengono sempre più riconosciuti dalla ricerca clinica.
Allo stato attuale, quindi, la ricerca del meccanismo di resistenza secondario appare di fondamentale importanza per poter tracciare la più corretta strategia terapeutica alla progressione ad EGFR TKI.

Soria JC, Wu Yl, et al
Lancet Oncol. 2015 Aug;16(8):990-8
Phase III Multinational, Randomized, Double-Blind, Placebo-Controlled Study of Tivantinib (ARQ 197) Plus Erlotinib Versus Erlotinib Alone in Previously Treated Patients With Locally Advanced or Metastatic Nonsquamous Non-Small-Cell Lung Cancer.
SUMMARY: L’iperespressione di met appare essere un meccanismo di resistenza piuttosto importante sia nell’escape all’attività degli inibitori di EGFR che alla chemioterapia.
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In questo studio di Fase III 1048 pazienti affetti da carcinoma polmonare non squamoso pretrattati con 1 o 2 linee di chemioterapia sono stati randomizzati a ricevere erlotinib +/- tivantinib (ARQ-197 inibitore di met). I campioni tissutali sono stati analizzati per la mutazione di EGFR, KRAS, espressione ed amplificazione di MET.
Lo studio è stato interrotto per futilità in quanto tivantinib aggiunto ad erlotinib non ha portato ad un incremento significativo della sopravvivenza globale (8,5 vs 7,8 mesi) sebbene vi sia stato un incremento in termini di tempo alla progressione (3,6 vs 1,9 mesi). Una analisi esploratoria per sottogruppi ha osservato un “trend” di incremento della sopravvivenza globale nei pazienti con MET iperespressione (HR 0,7 IC 0,49-1,01).
Attualmente l’aggiunte di un inibitore di met in una popolazione affetta da carcinoma polmonare pretrattata non sembra portare a risultati tangibili come già è successo per lo sviluppo di onartuzumab. E’ quindi possibile che met abbia un ruolo più ridondante che driver nel comportare resistenza. Tuttavia appare ancora utile cercare di sviluppare questa categoria di farmaci studiando attentamente lo stato di espressione di met.

Scagliotti G, von Pawel J, et al
J Clin Oncol. 2015 Jul 13. [Epub ahead of print]

luglio

Clinical activity of afatinib in patients with advanced non-small-cell lung cancer harbouring uncommon EGFR mutations: a combined post-hoc analysis of LUX-Lung 2, LUX-Lung 3, and LUX-Lung 6.
SUMMARY: Gli inibitori dell'EGFR sono ormai considerati lo standard terapeutico in prima linea nei pazienti con mutazioni sensibilizzanti di EGFR.
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Il 10% delle mutazioni di EGFR sono però considerate rare e tra queste, la maggioranza, sono mutazioni considerate di resistenza. Spesso la scarsità di lavori in questi rari sottogruppi di pazienti rendono difficile la migliore scelta terapeutica ed inducono il clinico ad errori prescrittivi.
In questa analisi post-hoc gli Autori riportano i risultati di outcomes clinici nei pazienti trattati con afatinib ed affetti da mutazioni di EGFR non comuni.
I pazienti sono stati divisi in 3 coorti: mutazioni puntiformi negli esoni 18-21; de novo T790+/-ulteriori mutazioni; inserzioni dell'esone 20.
Secondo i termini di mPFS il primo gruppo presenta valori vicini a quelli osservati nell'impiego di afatinib nelle mutazioni sensibilizanti; mentre gli ulteriori 2 gruppi presentano valori prossimi all'impiego di chemioterapia. In termini di mOS i primi 2 gruppi presentano valori di 19,4 e 14,9 mesi rispettivamente mentre il terzo gruppo 9,2 mesi.
Afatinib appare essere un farmaco utile nei pazienti con mutazioni puntiformi rare degli esoni 18-21 e quindi da preferire rispetto alla chemioterapia, mentre la presenza di T790M de novo e le inserzioni dell'esone 20 sono considerate popolazioni refrattarie a questo EGFR TKI.

Yang JC, Sequist LV, et al
Lancet Oncol. 2015 Jun 4. [Epub ahead of print
Pemetrexed Plus Cisplatin Versus Gemcitabine Plus Cisplatin According to Thymidylated Synthase Expression in Nonsquamous Non-Small-Cell Lung Cancer: A Biomarker-Stratified Randomized Phase II Trial.
SUMMARY: Il livello di timidilato sintetasi appare essere, in lavori retrospettivi, un fattore predittivo di risposta all'impiego di pemetrexed.
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In questo studio prosepettico randomizzato di Fase II i pazienti affetti da NSCLC in stadio avanzato hanno ricevuto in prima linea, previa stratificazione del valore di TS in immunoistochimica, cisplatino pemetrexed o cisplatino e gemcitabina.
La percentuale di risposte obiettive e il tempo mediano a progressione e risultato essere superiore nei pazienti trattati con cisplatino e pemetrexed rispetto a cisplatino e gemcitabina nel sottogruppo con bassi livelli di TS.

Sun JM, Ahn JS, et al.
J Clin Oncol. 2015 [Epub ahead of print]

giugno

Nivolumab versus Docetaxel in Advanced Squamous-Cell Non-Small-Cell Lung Cancer
In questo studio di Fase III randomizzato 272 pazienti affetti da NSCLC squamoso hanno ricevuto nivolumab alla dose di 3 mg/kg ogni 2 settimane vs docetaxel 75 mg/m2 ogni 3 settimane in seconda linea di terapia.
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La sopravvivenza mediana, end point primario dello studio, è risultata significativamente aumentata nel braccio con nivolumab: 9,2 mesi vs 6,0 mesi (HR 0,59 p < 0,001). La percentuale di pazienti vivi ad un anno è stata del 42% nel braccio nivolumab vs il 24% del braccio con docetaxel.
RR e mPFS sono risultati statisticamente superiori nel braccio trattato con Ab antiPD1.
Gli effetti collaterali sono stati inferiori nel braccio sperimentale anche se di natura profondamente diversa rispetto al chemioterapico, come atteso.
I dati di attività ed efficacia non si sono modificati anche in seguito alle analisi per sottogruppo riguardanti i livelli di espressione di PDL1.
Nivolumab, alla luce di questi dati, può essere considerato un nuovo standard di terapia nel carcinoma polmonare squamoso pretrattato. I prossimi studi valuteranno se la strategia di impiego con inibitori del check-point immunitario potrà essere impiegata direttamente nella popolazione non pretrattata.

Brahmer J, Reckamp KL, et al
N Engl J Med. 2015 May 31. Epub ahead of print
Clinical activity of afatinib in patients with advanced non-small-cell lung cancer harbouring uncommon EGFR mutations: a combined post-hoc analysis of LUX-Lung 2, LUX-Lung 3, and LUX-Lung 6.
L’attività di afatinib e degli inibitori di EGFR in generale appare ormai essere assodata nella popolazione affetta da NSCLC con mutazioni sensibilizzanti classiche di EGFR quali le delezioni dell’esone 19 e la mutazione puntiforme L858R dell’esone 21.
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Tuttavia numerosi sono i dubbi rispetto alle cosiddette mutazioni non comuni che riguardano sino al 10% dei soggetti mutati.
In questa analisi combinata post-hoc viene osservata l’attività di afatinib dai dati derivanti degli studi LUX-LUNG 2,3 e 6 sulla popolazione di soggetti con mutazioni non-comuni.
I 75 pazienti con queste caratteristiche vengono suddivisi in ulteriori 3 sottopopolazioni: la prima comprendente le mutazioni puntiformi o le duplicazioni negli esoni 18-21; la seconda la mutazione T790M de novo in associazione o meno con altre mutazioni; la terza con le inserzioni dell’esone 20.
Nel primo gruppo il mPFS appare essere vicino a quello della popolazione con mutazioni sensibilizzanti (10,7 mesi) mentre negli altri due gruppi i valori appaiono essere sconfortanti: 2,9 e 2,7 mesi rispettivamente.
Anche i dati di mOS seguono questo principio: 19,4 mesi vs 14,9 mesi vs 9,2 mesi.
Questi dati, per quanto derivanti da una post-hoc analysis, appaiono molto utili nella pratica clinica quando si è al cospetto di pazienti con mutazioni rare del EGFR.

Yang JC, Sequist LV, et al
Lancet Oncol. 2015 Jun 4. [Epub ahead of print]
A standardised, generic, validated approach to stratify the magnitude of clinical benefit that can be anticipated from anti-cancer therapies: The European Society for Medical Oncology Magnitude of Clinical Benefit Scale (ESMO-MCBS).
Sebbene questo lavoro non sia centrato esclusivamente sulla patologia polmonare è un esempio di come le organizzazioni scientifiche, a partire dall’ASCO, si stanno muovendo per determinare delle regole sul concetto del valore della ricerca clinica.
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ESMO ha promulgato e spiegato una nuova scala che potrà valutare il concetto di beneficio clinico della ricerca con dei parametri che potranno essere utili nel quantificare e differenziare ciò che ha valore clinico rispetto alla significatività statistica che spesso viene pubblicata come unico punto di forza di nuove terapie, spesso assai costose e non sostenibili dai vari sistemi sanitari.
Anche questo lavoro, come quello pubblicato circa 1 anno fa dalla Società Americana di Oncologia Medica, riassume i valori di mPFS, mOS, tossicità e QoL necessari per cercare di distinguere un trial clinico come realmente impattante nella pratica clinica.
Questo strumento verrà verosimilmente impiegato nella realtà europea e si potrà valutare, quindi, anche in Italia diventando un parametro prezioso sia per la stesura delle nuove linee guida, sia per gli enti regolatori quando chiamati a valutare il reale beneficio di un nuovo farmaco.

Cherny NI, Sullivan R,et al
Ann Oncol. 2015 May 30. pii: mdv249. [Epub ahead of print]

maggio

Overall Survival and Long-Term Safety of Nivolumab (Anti-Programmed Death 1 Antibody, BMS-936558, ONO-4538) in Patients With Previously Treated Advanced Non-Small-Cell Lung Cancer.
Nivolumab è un anticorpo della classe IgG4 rivolto verso il recettore Programmed Death 1 (PD1) che ha già dimostrato attività in diversi tumori quali melanoma, carcinoma del rene, mammella e polmone. In questo studio sono riportati i risultati di uno studio di Fase I e segnatamente la coorte espansa dei pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule. leggi
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129 pazienti pretrattati e affetti da NSCLC sono stati trattati a differenti livelli di dose con nivolumab. La sopravvivenza mediana di questa coorte di soggetti è stata di 9,9 mesi con tassi di sopravvivenza a 1,2 e 3 anni del 42%, 24% e 18% rispettivamente. Come in altri studi con molecole di classe analoga a quella di nivolumab i pazienti considerati responders secondo i criteri RECIST (1.0) hanno dimostrato una durata media di risposta molto prolungata: 17 mesi.
Nivolumab è quindi una molecola promettente nel tumore polmonare non a piccole cellule pretrattato anche se un suo ruolo verrà maggiormente determinato con la pubblicazione degli studi in corso di combinazione ed in linee terapeutiche più precoci. Si attende, infine, anche per questa molecola la definizione di un eventuale cut-off del biomarcatore più selettivo.

Gettinger SN, Horn L, et al
J Clin Oncol. 2015 Apr 20. pii: JCO.2014.58.3708. [Epub ahead of print
Transformation from non-small-cell lung cancer to small-cell lung cancer: molecular drivers and cells of origin.
Il meccanismo di resistenza agli inibitori di EGFR maggiormente studiato è l’insorgenza della mutazione di resistenza a livello dell’esone 20 denominata T790M.leggi
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L’importanza nel riconoscere questa mutazione deriva dal fatto che attualmente vi sono numerosi farmaci (inibitori di terza generazione) di EGFR molto attivi su questa evenienza.
Esistono ulteriori meccanismi di resistenza tra cui la “trasformazione” dell’istotipo da NSCLC a SCLC.
Per quanto più rara (dal 2 al 10% a seconda delle casistiche) anche questa evenienza appare importante per la possibilità di impiegare schemi terapeutici per la forma a piccole cellule che determinano la possibilità di risposta e controllo della malattia tumorale.
Questa revisione chiarisce alcuni aspetti di questo fenomeno e si addentra in un tema molto suggestivo e talora controverso della eterogeneità intratumorale e della presenza di cellule capostipiti comuni che potrebbero spiegare la genesi della patologia tumorale polmonare.

Oser MG, Niederst MJ, et al
Lancet Oncol. 2015 Apr;16(4):e165-e172.

aprile

Gefitinib and Erlotinib in Metastatic Non-Small Cell Lung Cancer: A Meta-Analysis of Toxicity and Efficacy of Randomized Clinical Trials.
La ricerca della terapia più idonea tra i vari EGFR TKI nei pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule EGFR mutato è un argomento dibattuto da almeno 1 anno, da quando cioè, per la prima volta una piccola molecola ha dimostrato una superiorità in termini di sopravvivenza globale rispetto alla migliore chemioterapia in questo setting di pazienti. ... leggi
link La ricerca della terapia più idonea tra i vari EGFR TKI nei pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule EGFR mutato è un argomento dibattuto da almeno 1 anno, da quando cioè, per la prima volta una piccola molecola ha dimostrato una superiorità in termini di sopravvivenza globale rispetto alla migliore chemioterapia in questo setting di pazienti.
Diverse meta-analisi sono state pubblicate sino ad oggi nell’ottica di formulare la migliore strategia di terapia in questi particolari pazienti.
In questo lavoro gli autori estendono l’analisi dei dati tenendo in attenta considerazione non solo il profilo di attività degli EGFR TKI disponibili ma anche quello legato agli effetti collaterali più evidenti.
In mancanza di studi testa-a-testa, tenendo presente anche le attuali evidenze scientifiche, questo lavoro può facilitare il compito del clinico nel valutare la molecola più idonea a seconda del paziente valutato.

Burotto M, Manasanch EE, et al.
Oncologist. 2015 Mar 20. pii: th eoncologist.2014-0154. [Epub ahead of print]
Targeted therapies for small cell lung cancer: Where do we stand?
Il carcinoma polmonare a piccole cellule rimane ancora oggi una malattia elusiva caratterizzata da una rapida frazione di crescita, una iniziale chemio sensibilità ed una più o meno rapida insorgenza di chemio resistenza che la rende rapidamente letale per il paziente. ... leggi
link Il carcinoma polmonare a piccole cellule rimane ancora oggi una malattia elusiva caratterizzata da una rapida frazione di crescita, una iniziale chemio sensibilità ed una più o meno rapida insorgenza di chemio resistenza che la rende rapidamente letale per il paziente.
Nonostante i numerosi sforzi non sono emersi sino ad oggi trattamenti a bersaglio molecolare validi; per cui la terapia ancora attualmente impiegata riguarda lo schema di combinazione tra etoposide e platino-derivati.
La difficoltà nel trovare valide alternative terapeutiche risiede nella riduzione di incidenza della malattia, nel relativo scarso interesse da parte dell’industria farmaceutica ma anche e soprattutto nelle caratteristiche biologiche di questo tumore.
Questo articolo riassume in maniera esaustiva i principali drivers biomolecolari presenti nel microcitoma e incrementa l’orizzonte conoscitivo del lettore.

Arcaro A.
Crit Rev Oncol Hematol. 2015 Mar 12. [Epub ahead of print].
Vorinostat in patients with advanced malignant pleural mesothelioma who have progressed on previous chemotherapy (VANTAGE-014): a phase 3, double-blind, randomised, placebo-controlled trial.
Il trattamento di seconda linea del mesotelioma pleurico rimane ancora oggi una chimera. Alcuni studi sono stati condotti in passato per poter fornire una risposta terapeutica adeguata in questa tipologia di pazienti dopo l’esposizione ad una doppietta contenete platino e pemetrexed, senza particolare successo. ... leggi
link Il trattamento di seconda linea del mesotelioma pleurico rimane ancora oggi una chimera. Alcuni studi sono stati condotti in passato per poter fornire una risposta terapeutica adeguata in questa tipologia di pazienti dopo l’esposizione ad una doppietta contenete platino e pemetrexed, senza particolare successo.
In questo studio di Fase III, condotto su più di 600 pazienti randomizzati in un arco di tempo di circa 6 anni, vorinostat, inibitore dell’istone deacetilasi, ha fallito, rispetto al placebo, nel determinare un incremento clinicamente significativo della sopravvivenza globale.
Pur con alcune critiche metodologiche, questo studio rimane numericamente una tra le esperienze pubblicate più estese nel setting dei pazienti pretrattati e spinge la ricerca clinica ad impegnarsi ulteriormente in questa patologia ancora orfana di trattamenti veramente attivi.

Krug LM, Kindler HL, et al.
Lancet Oncol. 2015 Mar 19. [Epub ahead of print]

marzo

Pulmonary Neuroendocrine (Carcinoid) Tumors: European Neuroendocrine Tumor Society Expert Consensus and Recommendations for Best Practice for Typical and Atypical Pulmonary Carcinoid.
SUMMARY: I carcinoidi polmonari sono delle rare entità nel novero dei tumori polmonari maligni. Spesso i trattamenti medici nelle forme avanzate sono insoddisfacenti e non vi sono linee guida particolarmente approfondite e sostenute da robusti dati di letteratura. leggi
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SUMMARY: I carcinoidi polmonari sono delle rare entità nel novero dei tumori polmonari maligni. Spesso i trattamenti medici nelle forme avanzate sono insoddisfacenti e non vi sono linee guida particolarmente approfondite e sostenute da robusti dati di letteratura.
La confusione nasce, talvolta, dalla erronea classificazione istopatologia, spesso difficoltosa in particolare nelle piccole biopsie in cui è difficile riuscire a distinguere il grado di proliferazione tumorale, dato di elevata rilevanza sia per determinare la prognosi che per guidare la strategia terapeutica.
Questo lavoro redatto dalla Società Europea Tumori Neuroendocrini riassume magistralmente ogni aspetto di questa neoplasia e traccia in maniera semplice delle raccomandazioni rivolte al team multidisciplinare che affronta il tema partendo dall’aspetto anatomo-patologico per arrivare alla trattazione della stadiazione, chirurgia e terapia delle forme avanzate.
Questo documento sarà sicuramente annoverato tra i lavori maggiormente utili da seguire come linea guida nella pratica clinica nel trattamento dei tumori neuroendocrini polmonari a basso grado.

Caplin ME, Baudin E,et al
Ann Oncol 2015; Epub ahead of print.

febbraio

Necitumumab plus pemetrexed and cisplatin as first-line therapy in patients with stage IV non-squamous non-small-cell lung cancer (INSPIRE): an open-label, randomised, controlled phase 3 study.
SUMMARY: Da molti anni si è cercato di studiare l’impiego degli anticorpi anti EGFR nei pazienti affetti da carcinoma polmonare. Cetuximab prima e matuzumab e panitumumab poi, non hanno dimostrato attività convincente tale da indurne un uso consigliato nella pratica clinica. leggi
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SUMMARY: Da molti anni si è cercato di studiare l’impiego degli anticorpi anti EGFR nei pazienti affetti da carcinoma polmonare. Cetuximab prima e matuzumab e panitumumab poi, non hanno dimostrato attività convincente tale da indurne un uso consigliato nella pratica clinica.
I risultati di questo studio di Fase III randomizzato di confronto tra cisplatino e pemetrexed +/- necitumumab nel carcinoma polmonare non-squamoso avanzato non pretrattato sono stati deludenti.
Dopo 633 pazienti randomizzati, infatti, lo studio è stato interrotto per l’evidenza di decessi legati ad eventi avversi nel braccio dei pazienti trattati con necitumumab (5% vs 3%), particolarmente sostenuti da eventi trombo embolici.
I dati di efficacia, nei limiti di uno studio interrotto precocemente, non hanno determinato alcun vantaggio in termini di sopravvivenza globale, tempo libero da progressione, percentuale di risposte nel braccio contenente necitumumab.
SAnche la stratificazione legata allo score di EGFR in IHC (> 200) non ha evidenziato vantaggi nel gruppo che ha ricevuto l’anticorpo anti EGFR.
Le motivazioni legate alla scarsa safety del farmaco non sono chiare oltre che in contrapposizione con quanto dimostrato nello studio gemello (SQUIRE) che confrontava cisplatino e gemcitabina+/-necitumumab nel carcinoma polmonare squamoso avanzato.

Paz-Ares L, Mezger J,et al.
Lancet Oncol 2015; Epub ahead of print
Editorial: Necitumumab for patients with non-squamous NSCLC: uninspiring results.

Zhou F, Zhou C
Lancet Oncol 2015; Epub ahead of print.
Activity and safety of nivolumab, an anti-PD-1 immune checkpoint inhibitor, for patients with advanced, refractory squamous non-small-cell lung cancer (CheckMate 063): a phase 2, single-arm trial.
SUMMARY: I farmaci che interferiscono con i check-points del sistema immunitario sono attualmente diventati terapie di rilievo in particolare nel melanoma avanzato. Diversi studi di Fase I nell’analisi delle varie espansioni di coorte hanno evidenziato risposte anche in tumori considerati poco immunogenici tra cui il NSCLC. Il presente studio di Fase II è il primo a riportare i dati di attività di nivolumab, un anticorpo anti PD1, nei pazienti affetti da carcinoma polmonare squamoso pesantemente pretrattati. leggi
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SUMMARY: I farmaci che interferiscono con i check-points del sistema immunitario sono attualmente diventati terapie di rilievo in particolare nel melanoma avanzato. Diversi studi di Fase I nell’analisi delle varie espansioni di coorte hanno evidenziato risposte anche in tumori considerati poco immunogenici tra cui il NSCLC. Il presente studio di Fase II è il primo a riportare i dati di attività di nivolumab, un anticorpo anti PD1, nei pazienti affetti da carcinoma polmonare squamoso pesantemente pretrattati.
Su 117 pazienti si è osservata una percentuale di risposta del 14,5% mentre un ulteriore 26% ha evidenziato una stabilità di malattia. Nonostante una mediana del tempo a progressione particolarmente contenuta (1,9 mesi) nel 77% dei pazienti in cui si è osservata una risposta la mediana di durata della medesima non è stata raggiunta.
Questi dati sono di particolare interesse in quanto per la prima volta, in linee avanzate, si è osservata una molecola attiva in grado di determinare riposte con durata particolarmente prolungata.
Un quesito ancora insoluto è la presenza di biomarker di significato predittivo; la positività di PDL1 superiore al 10% in questo studio, infatti, non è stata predittiva di risposta.

Rizvi NA, Mazières J, et al.
Lancet Oncol 2015; Epub ahead of print
Editorial: Nivolumab for advanced squamous cell lung cancer: what are the next steps?

de Mello RA, Pousa I, et al.
Lancet Oncol 2015; Epub ahead of print.

gennaio

A randomized phase III trial of stereotactic radiosurgery (SRS) versus observation for patients with asymptomatic cerebral oligo-metastases in non-small cell lung cancer.
SUMMARY: Il riscontro di secondarismi cerebrali asintomatici in un numero inferiore alle 5 lesioni è una evenienza clinica frequente in particolar modo legata all'abitudine crescente di eseguire stadiazioni strumentali di base che comprendano il distretto cerebrale. leggi
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SUMMARY: Il riscontro di secondarismi cerebrali asintomatici in un numero inferiore alle 5 lesioni è una evenienza clinica frequente in particolar modo legata all'abitudine crescente di eseguire stadiazioni strumentali di base che comprendano il distretto cerebrale.
In questi pazienti, in cui il trattamento medico sistemico di prima linea è sicuramente di rilevanza, ci si è sempre chiesto se è utile associare un trattamento radiante stereotassico up front o dilazionato in caso di mancata risposta.
In questo studio, chiuso prematuramente per scarso accrual, 105 pazienti sono stati randomizzati a ricevere trattamento radiante stereotassico e a seguire chemioterapia oppure esclusivamente chemioterapia.
Non vi sono state differenze in termini di mOS né statisticamente per quanto concerne la progressione esclusivamente cerebrale o la progressione sintomatica delle lesioni cerebrali nel braccio senza trattamento stereotassico rispetto alla sola chemioterapia.
Questo studio, pur nei limiti della numerosità della casisitica, evidenzia che il trattamento chemioterapico di prima linea in pazienti affetti da malattia cerebrale oligomestatica e asintomatici per queste localizzazioni, può essere sufficiente anche nel controllo di malattia intracranica.
Questo dato, probabilmente, potrà essere ancor più rinforzato nei pazienti definiti “oncogene-addicted” trattati con farmaci targeted.

S. H. Lim, J. Y. Lee1, et al
Ann Oncol 2015 ahead of print

2014

dicembre

Discrepancies between fish and immunohistochemistry for assessment of the alk status are associated with alk "borderline" positive rearrangement OR a high copy number a potential major issue for anti-alk strategies.
SUMMARY: Il trattamento con anti ALK TK nel NSCLC avanzato è guidato attualmente dalla presenza di positività di ALK secondo metodica FISH. Tuttavia, sempre di più, viene accettata una prima fase di screening con l'impiego della tecnica di immunoistochimica. leggi
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SUMMARY: Il trattamento con anti ALK TK nel NSCLC avanzato è guidato attualmente dalla presenza di positività di ALK secondo metodica FISH. Tuttavia, sempre di più, viene accettata una prima fase di screening con l'impiego della tecnica di immunoistochimica.
In questo lavoro vengono discusse in maniera chiara le discrepanze possibili tra positività positività in FISH e negatività in IHC e viceversa.
Tra i casi discrepanti l'IHC è in grado, ad esempio, di rivelare la presenza della amplificazione del gene ALK (non traslocato) che porta la cellula tumorale ad una maggiore sensibilità al crizotinib.
In altre situazioni in cui ALK FISH è negativa l'IHC può venire in aiuto valutando la presenza di iperspressione di cmet o ROS1; anche in questi casi crizotinib sembra essere particolarmente efficace.
Questo studio, in linea anche con le più recenti linee guida, suggerisce l'integrazione nella pratica clinica dello screening con la tecnica IHC.

M. I. Ilie, C. Bence1, et al.
Ann Oncol 2015;26:238-244.
Discrepancies between fish and immunohistochemistry for assessment of the alk status are associated with alk "borderline" positive rearrangement OR a high copy number a potential major issue for anti-alk strategies.
SUMMARY: Il trattamento con anti ALK TK nel NSCLC avanzato è guidato attualmente dalla presenza di positività di ALK secondo metodica FISH. Tuttavia, sempre di più, viene accettata una prima fase di screening con l'impiego della tecnica di immunoistochimica. leggi
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SUMMARY: Il trattamento con anti ALK TK nel NSCLC avanzato è guidato attualmente dalla presenza di positività di ALK secondo metodica FISH. Tuttavia, sempre di più, viene accettata una prima fase di screening con l'impiego della tecnica di immunoistochimica.
In questo lavoro vengono discusse in maniera chiara le discrepanze possibili tra positività positività in FISH e negatività in IHC e viceversa.
Tra i casi discrepanti l'IHC è in grado, ad esempio, di rivelare la presenza della amplificazione del gene ALK (non traslocato) che porta la cellula tumorale ad una maggiore sensibilità al crizotinib.
In altre situazioni in cui ALK FISH è negativa l'IHC può venire in aiuto valutando la presenza di iperspressione di cmet o ROS1; anche in questi casi crizotinib sembra essere particolarmente efficace.
Questo studio, in linea anche con le più recenti linee guida, suggerisce l'integrazione nella pratica clinica dello screening con la tecnica IHC.

M. I. Ilie, C. Bence1, et al.
Ann Oncol 2015;26:238-244.
First-line crizotinib versus chemotherapy in ALK-positive lung cancer
SUMMARY: Crizotinib è da tempo considerato il trattamento di elezione nei soggetti affetti da NSCLC ALK traslocati pretrattati con chemioterapia. Nonostante il farmaco sia stato già licenziato in US anche in pazienti non chemiotrattati, leggi
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SUMMARY: Crizotinib è da tempo considerato il trattamento di elezione nei soggetti affetti da NSCLC ALK traslocati pretrattati con chemioterapia. Nonostante il farmaco sia stato già licenziato in US anche in pazienti non chemiotrattati, mancava un dato pubblicato di Fase III di confronto verso la chemioterapia in prima linea. In questo studio randomizzato di Fase III crizotinib alla usuale dose di 250 mg/die 2 volte al giorno è stato confrontato con una terapia con cisplatino (o carboplatino)+ pemetrexed; doppietta considerata attiva in particolare in questo sottogruppo di pazienti. L'end point primario dello studio (PFS) è stato ampiamente raggiunto. I pazienti che hanno ricevuto crizotinib hanno ottenuto circa 4 mesi di beneficio in media in più rispetto alla chemioterapia (10,9 mesi vs 7,0 mesi). Come atteso il beneficio si è evidenziato anche nei termini di incremento del RR; mentre la mOS è risultata sovrapponibile largamente per l'effetto cross-over. Questo studio sancisce, in maniera inequivocabile, quale sia la migliore strategia terapeutica in prima linea nei pazienti affetti da NSCLC ALK+.

BJ Solomon, T Mok, et al
N Engl J Med 2014;371:2167-77.

novembre

Molecular Testing for Selection of Patients With Lung Cancer for Epidermal Growth Factor Receptor and Anaplastic Lymphoma Kinase Tyrosine Kinase Inhibitors: American Society of Clinical Oncology Endorsement of the College of American Pathologists/International Association for the Study of Lung Cancer/Association for Molecular Pathology Guideline
SUMMARY: La determinazione di EGFR ed ALK nei pazienti affetti da tumore polmonare non a piccole cellule è ormai considerato un processo di fondamentale importanza per disegnare una corretta strategia terapeutica leggi
SUMMARY: La determinazione di EGFR ed ALK nei pazienti affetti da tumore polmonare non a piccole cellule è ormai considerato un processo di fondamentale importanza per disegnare una corretta strategia terapeutica nei pazienti con stadio avanzato di malattia. In questo articolo un board di specialisti appartenenti all’America Society of Clinical Oncology (ASCO) ha revisionato le linee guida promulgate da College of American Pathologists (CAP), International Association for the Study of Lung Cancer (IASLC) e Association for Molecular Pathology (AMP). Il lavoro è ordinato in alcuni sottocapitoli di natura pratica che chiariscono gli aspetti ed i passaggi chiave nella determinazione di EGFR ed ALK.

Per quanto queste raccomandazioni siano sviluppate in un territorio diverso da quello italiano, appaiono essere in linea con quanto in parte già evidenziato dalle linee guida nazionali ed ampliano alcuni spunti di riflessione che portano il clinico ad una maggiore aderenza nei riguardi di questo importante capitolo diagnostico-terapeutico.

NB Leighl, N Rekhtman, et al
J Clin Oncol 2014; 32(32):3673-9.
Dacomitinib as first-line treatment in patients with clinically or molecularly selected advanced non-small-cell lung cancer: a multicentre, open-label, phase 2 trial
SUMMARY: In questo studio di Fase II vengono riportati i dati di dacomitinib, un inibitore irreversibile pan-her, in una popolazione di pazienti clinicamente selezionati per caratteristiche predisponenti la presenza di mutazioni per EGFR leggi
SUMMARY: In questo studio di Fase II vengono riportati i dati di dacomitinib, un inibitore irreversibile pan-her, in una popolazione di pazienti clinicamente selezionati per caratteristiche predisponenti la presenza di mutazioni per EGFR o con mutazioni EGFR accertate. Sono stati arruolati 89 pazienti in 25 centri americani e asiatici con evidenza di una percentuale pazienti liberi da progressione a 4 mesi del 77%. Tale percentuale è pari al 95% nei pazienti con mutazione sensibilizzante determinata alla diagnosi. Gli effetti collaterali della molecola sono quelli attesi dalla categoria farmacologica a cui dacomitinib appartiene. La mediana di tempo libero da progressione è stata di 18,2 mesi senza differenze tra sottotipo di mutazione. La mediana di sopravvivenza stimata è di circa 40,2 mesi. Questi dati sottolineano, come per altri inibitori di EGFR TKI, che questa categoria farmacologica è il trattamento da preferire in prima linea per questa categoria di pazienti. Dacomitinib non si differenzia rispetto ad altre molecole analoghe; tuttavia si attendono i risultati degli studi testa a testa che sono stati disegnati proprio con questa molecola rispetto agli inibitori di prima generazione.

PA Janne, SHI Ou, et al.
Lancet Oncol 2014; 15 (13):1433-41.
Editorial: Dacomitinib: another option for EGFR-mutant lung cancer?
T Mitsudomi
Lancet Oncol 2014; 15 (13):1408-9.
Two Novel ALK Mutations Mediate Acquired Resistance to the Next-Generation ALK Inhibitor Alectinib
SUMMARY: I pazienti affetti da tumore polmonare non a piccole cellule ALK+ beneficiano in maniera evidente di un trattamento mirato con crizotinib. Sono attualmente allo studio numerosi farmaci leggi
SUMMARY: I pazienti affetti da tumore polmonare non a piccole cellule ALK+ beneficiano in maniera evidente di un trattamento mirato con crizotinib. Sono attualmente allo studio numerosi farmaci di seconda generazione inibitori di ALK quali alectinib e ceritinib, tra i più noti. In questo studio, che espone un modello di resistenza ben studiato, gli autori evidenziano alcuni meccanismi di resistenza emersi dopo esposizione di alectinib ad alcune linee cellulari ALK+ Emerge in maniera chiara che esistono particolari mutazioni di resistenza che apparentemente possono essere bypassate dall’esposizione ad un altro inibitore di ALK di seconda generazione quale ceritinib. Appare quindi di estremo interesse, nell’immediato futuro, comprendere che l’inibizione di ALK può essere ottenuta e mantenuta anche a discapito della presenza di alcune mutazioni di resistenza, impiegando in maniera sequenziale non solo inibitori di prima verso seconda generazione, ma che vi sono differenze anche tra farmaci di seconda generazione. La strategia di inibizione delle cellule ALK+ appare, quindi, essere più complessa rispetto a quella di EGFR.

R Katayama, L Friboulet, et al
Clin Cancer Res 2014;20:5686-96.

ottobre

Six versus fewer planned cycles of first-line platinum-based chemotherapy for non-small-cell lung cancer: a systematic review and meta-analysis of individual patient data
SUMMARY: Numerose linee guida riportano attualmente che il numero di cicli ottimali per la prima linea di trattamento nel NSCLC avanzato sia di 4-6 lasciando al clinico... leggi
SUMMARY: Numerose linee guida riportano attualmente che il numero di cicli ottimali per la prima linea di trattamento nel NSCLC avanzato sia di 4-6 lasciando al clinico, sulla base di risposta al trattamento e ai suoi effetti collaterali, una scelta sulla più corretta prosecuzione della terapia. In questa meta-analisi condotta su dati individuali gli autori evidenziano, raggruppando i dati di 1139 pazienti randomizzati in 5 studi disegnati per rispondere al quesito se 4 cicli sono equivalenti a 6, che un numero di 4 cicli di chemioterapia è sufficiente nei termini di garantire la sopravvivenza globale in maniera sovrapponibile ai 6 cicli. Una differenza è stata notata in una superiorità, anche se clinicamente discutibile, dei 6 cicli nei termini del tempo libero da progressione.

Questo lavoro, per quanto apparentemente in parte sopravanzato dalle acquisizioni della strategia di mantenimento, risulta di elevata importanza nella pratica clinica di tutti i giorni.
A Rossi, P Chiodini et al
Lancet Oncology 2014; 15 (11):1254-1262.
Editorial: The optimum duration of front-line chemotherapy
A Kotsakis; V Georgoulias
Lancet Oncol 2014;15 (11):1187-8.
Use of thoracic radiotherapy for extensive stage small-cell lung cancer: a phase 3 randomised controlled trial
SUMMARY: Questo studio di Fase III condotto in Europa ha arruolato circa 500 pazienti affetti da carcinoma polmonare a piccole cellule... leggi
SUMMARY: Questo studio di Fase III condotto in Europa ha arruolato circa 500 pazienti affetti da carcinoma polmonare a piccole cellule in fase avanzata a ricevere o meno una radioterapia toracica di consolidamento dopo conclusione di un trattamento di chemioterapia di prima linea standard ed evidenza di risposta radiologica. Tutti i pazienti ricevevano anche radioterapia panencefalica profilattica. La sopravvivenza globale ad 1 anno (end point principale dello studio) è risultata sovrapponibile tra il gruppo irradiato a livello toracico (33%) verso quello non irradiato (28%); tuttavia in una analisi secondaria la sopravvivenza a 2 anni è risultata superiore per il gruppo trattato rispetto a quello che non aveva ricevuto i consolidamento (13% vs 3%). Il trattamento erogato alla dose totale di 30 Gy in 10 frazioni è risultato ben tollerato. Gli autori di questo studio concludono che il trattamento radiante toracico di consolidamento congiuntamente alla terapia profilattica panencefalica possono essere delle strategie terapeutiche consigliate in questa categoria di pazienti.
BJ Slotman, H van Tinteren, et al.
Lancet 2014; [ahead of print]
Editorial: Small-cell lung cancer: local therapy for a systemic disease?
JP van Meerbeeck, D Ball.
Lancet 2014; [ahead of print]
Efficacy and safety of maintenance pemetrexed in patients with advanced nonsquamous non-small cell lung cancer following pemetrexed plus cisplatin induction treatment: A cross-trial comparison of two phase III trials
SUMMARY: In questa analisi gli autori hanno riunito i dati di due popolazioni omogenee di pazienti trattati con cisplatino e pemetrexed derivanti dallo studio... leggi
SUMMARY: In questa analisi gli autori hanno riunito i dati di due popolazioni omogenee di pazienti trattati con cisplatino e pemetrexed derivanti dallo studio di prima linea JMDB e dallo studio di mantenimento PARAMOUNT. Osservando i pazienti dello studio JMDB che hanno eseguito 4 cicli di cura ed i bracci dello studio PARAMOUNT si è osservato che l’efficacia del mantenimento con pemetrexed viene mantenuta e che verosimilmente non è inficiata dal numero di cicli di induzione che venne fissato come 4.

Questo studio appare importante in quanto tende a risolvere la diatriba scientifica volta a considerare 4 cicli di cisplatino e pemetrexed troppo contenuti rispetto ai 6 cicli canonici in particolare nei pazienti definiti “responders” e candidati a ricevere la strategia del “continuation maintanance”.
GV Scagliotti, C Gridelli, et al
Lung Cancer 2014;85:408-414.

settembre

Erlotinib alone or with bevacizumab as first-line therapy in patients with advanced non-squamous non-small-cell lung cancer harbouring EGFR mutations (JO25567): an open-label, randomised, multicentre, phase 2 study.
SUMMARY: I pazienti affetti da mutazioni sensibilizzanti EGFR nella popolazione caucasica sono circa il 10-15% ed attualmente vi è una prima linea consolidate nel trattamento di questa sottopopolazione specifica di tumore polmonare non a piccolo cellule. Tuttavia, invariabilmente, tutti i pazienti ricadono dopo una esposizione mediana al EGFR TKI di circa 8-12 mesi. leggi
SUMMARY: I pazienti affetti da mutazioni sensibilizzanti EGFR nella popolazione caucasica sono circa il 10-15% ed attualmente vi è una prima linea consolidate nel trattamento di questa sottopopolazione specifica di tumore polmonare non a piccolo cellule. Tuttavia, invariabilmente, tutti i pazienti ricadono dopo una esposizione mediana al EGFR TKI di circa 8-12 mesi.
Il presente articolo riporta i risultati di uno studio di fase II randomizzato che impiega la combinazione di bevacizumab ed erlotinib vs solo erlotinib nella popolazione di pazienti affetti da NSCLC con mutazione di EGFR sensibilizzante in prima linea di trattamento.
La mediana di tempo libero da progressione è risultata essere di 16 mesi per il gruppo “sperimentale” rispetto ai 9.7 mesi del gruppo di “controllo” con un HR di 0.54. Gli effetti collaterali della combinazione sono in linea con quanto atteso per la categoria di farmaci impiegata.
Gli autori concludono che questa combinazione potrebbe essere considerata un potenziale nuovo standard di trattamento in questa popolazione; alcune interessanti speculazioni vengono riportate nell’editoriale annesso.

T Seto, T Kato, M Nishio, et al.
Lancet Oncology 2014
Editorial. What new therapeutic targets exist for EGFR-mutant NSCLC?
R Rosell
Lancet Oncology 2014
AZD9291, an Irreversible EGFR TKI, Overcomes T790M-Mediated Resistance to EGFR Inhibitors in Lung Cancer
SUMMARY: La prima generazione di EGFR TKI ha determinato un impatto epocale nel trattamento dei pazienti affetti da NSCLC con mutazioni sensibilizzanti di EGFR. Tuttavia sia con gli inibitori di prima che di seconda generazione la malattia tende a progredire per l’insorgenza di numerosi meccanismi di resistenza. ...leggi
SUMMARY: La prima generazione di EGFR TKI ha determinato un impatto epocale nel trattamento dei pazienti affetti da NSCLC con mutazioni sensibilizzanti di EGFR. Tuttavia sia con gli inibitori di prima che di seconda generazione la malattia tende a progredire per l’insorgenza di numerosi meccanismi di resistenza.
Uno di questi è l’insorgenza/selezione di una seconda mutazione definita T790M che rappresenta il meccanismo di resistenza più comune a questa classe di farmaci essendo presente nel 50% dei casi esposti ad un EGFR TKI.
Attualmente vi sono allo studio diversi composti di terza generazione tra cui AZD9291 che sono particolarmente attivi nei confronti della mutazione gatekeeper di resistenza T790M con un effetto minimale sulla componente wild type recettoriale.
Questi composti sono particolarmente promettenti in questa categoria di pazienti ed in questa revisione vengono portati i dati di preclinica e lo studio di Fase I legato a questo farmaco.

DAE Cross, SE Ashton, S Ghiorghiu, et al.
Cancer Discovery 2014;4:1046-1061.
Dual Inhibition of EGFR with Afatinib and Cetuximab in Kinase without T790M Mutations Inhibitor -Resistant EGFR-Mutant Lung Cancer with and
SUMMARY: In relazione ai meccanismi di resistenza all’esposizione ad EGFR TKI in popolazione con mutazione sensibilizzante di EGFR in questo articolo e relativo editoriale vengono riportati i risultati di uno studio di Fase II di combinazione tra afatinib e cetuximab. 126 pazienti hanno ricevuto la combinazione con un risultato di mPFS di 4.7 mesi e un RR del 32% e 25% nella popolazione con mutazione T790M positiva o negativa rispettivamente. ...leggi
SUMMARY: In relazione ai meccanismi di resistenza all’esposizione ad EGFR TKI in popolazione con mutazione sensibilizzante di EGFR in questo articolo e relativo editoriale vengono riportati i risultati di uno studio di Fase II di combinazione tra afatinib e cetuximab. 126 pazienti hanno ricevuto la combinazione con un risultato di mPFS di 4.7 mesi e un RR del 32% e 25% nella popolazione con mutazione T790M positiva o negativa rispettivamente.
Gli effetti collaterali, attesi e tipici per questa classe farmacologica sono stati rispettivamente del 44% e 2% per gradi 3 e 4 rispettivamente.
Gli autori concludono che la strategia di doppio blocco di her1 e 2 in questa categoria di pazienti potrebbe essere una strategia terapeutica potenzialmente utile.

YY Janjigian, EF Smit, HJM Groen, et al.
Cancer Discovery 2014;4:1036-1045.
Editorial: A HER 1-2 Punch: Dual EGFR Targeting Deals Resistance a Deadly Blow
DL Gibbons, LA Byers
Cancer Discovery 2014;4:991-994.

settembre

Safety and activity of alectinib against systemic disease and brain metastases in patients with crizotinib-resistant ALK-rearranged non-small-cell lung cancer (AF-002JG): results from the dose-finding portion of a phase 1/2 study.
I pazienti affetti da tumore polmonare non a piccole cellule avanzato ALK+ costituiscono una percentuale relativamente contenuta (5-7%). Crizotinib, una met/ALK TKI inibitore è attualmente in indicazione in Italia in pazienti ALK+ pretrattati con chemioterapia. Invariabilmente, dopo una esposizione media al farmaco di circa 6 mesi i pazienti tendono ad avere una progressione di malattia e spesso la sede di ricaduta riguarda il sistema nervoso centrale. ...leggi
I pazienti affetti da tumore polmonare non a piccole cellule avanzato ALK+ costituiscono una percentuale relativamente contenuta (5-7%). Crizotinib, una met/ALK TKI inibitore è attualmente in indicazione in Italia in pazienti ALK+ pretrattati con chemioterapia. Invariabilmente, dopo una esposizione media al farmaco di circa 6 mesi i pazienti tendono ad avere una progressione di malattia e spesso la sede di ricaduta riguarda il sistema nervoso centrale.
In questo studio vengono enunciati i risultati di uno studio di Fase Ib che impiega alectinib, un inibitore ALK TKI di seconda generazione, in una popolazione precedentemente esposta o intollerante a crizotinib.
Gli obiettivi dello studio riguardano la scelta della dose terapeutica di alectinib su 47 pazienti.
Vengono inoltre riportati i dati di attività: il disease control rate è risultato elevato (90%) con effetti collaterali particolarmente contenuti. Il dato è ancora più significativo in quanto la stessa attività è stata osservata a livello del sistema nervoso centrale.
Alectinib alla dose di 600 mg due volte al giorno prosegue la fase di accrual nello studio di Fase II.

Shirish M Gadgeel, Leena Gandhi, Gregory J Riely, et al. Lancet Oncol 2014.Sep 15
ALK-Positive Non–Small Cell Lung Cancer: Mechanisms of Resistance and Emerging Treatment Options
I pazienti affetti da tumore polmonare non a piccole cellule avanzato ALK+ costituiscono una percentuale relativamente contenuta (5-7%). Crizotinib, una met/ALK TKI inibitore è attualmente in indicazione in Italia in pazienti ALK+ pretrattati con chemioterapia. Invariabilmente, dopo una esposizione media al farmaco di circa 6 mesi i pazienti tendono ad avere una progressione di malattia e spesso la sede di ricaduta riguarda il sistema nervoso centrale. ...leggi
I pazienti affetti da tumore polmonare non a piccole cellule avanzato ALK+ costituiscono una percentuale relativamente contenuta (5-7%). Crizotinib, una met/ALK TKI inibitore è attualmente in indicazione in Italia in pazienti ALK+ pretrattati con chemioterapia. Invariabilmente, dopo una esposizione media al farmaco di circa 6 mesi i pazienti tendono ad avere una progressione di malattia e spesso la sede di ricaduta riguarda il sistema nervoso centrale.
In questo studio vengono enunciati i risultati di uno studio di Fase Ib che impiega alectinib, un inibitore ALK TKI di seconda generazione, in una popolazione precedentemente esposta o intollerante a crizotinib.
Gli obiettivi dello studio riguardano la scelta della dose terapeutica di alectinib su 47 pazienti. Vengono inoltre riportati i dati di attività: il disease control rate è risultato elevato (90%) con effetti collaterali particolarmente contenuti. Il dato è ancora più significativo in quanto la stessa attività è stata osservata a livello del sistema nervoso centrale.
Alectinib alla dose di 600 mg due volte al giorno prosegue la fase di accrual nello studio di Fase II.

CE. Steuer, SS. Ramalingam - Cancer 2014.Aug 15
Non–Small-Cell Lung Cancer in Elderly Patients: A Discussion of Treatment Options
Il tumore polmonare non a piccole cellule è una patologia tipica dell’anziano in quanto tende a manifestarsi ad una età mediana intorno ai 70 anni. ...leggi
Il tumore polmonare non a piccole cellule è una patologia tipica dell’anziano in quanto tende a manifestarsi ad una età mediana intorno ai 70 anni.
Spesso il trattamento di questi pazienti pone dei quesiti clinici importanti in quanto il paziente considerato “anziano” presenta spesso comorbidità rilevanti. Tuttavia sempre di più nella pratica clinica si presentano pazienti in condizioni cliniche eccellenti tali per cui vi è un evidente scollamento tra età anagrafica e biologica. La scarsità di studi clinici disegnati appositamente per questa popolazione induce spesso il clinico a decidere in parte attraverso le linee guida ed in parte attraverso le sue convinzioni personali, portando spesso a scelte cliniche difficilmente riproducibili.
In questa interessante review gli autori riportano in maniera ragionata i dati che potrebbero guidare le scelte terapeutiche in prima linea di chemioterapia, con farmaci a bersaglio molecolare e nei setting neo- ed adiuvante. Di interesse, inoltre, il significato dell’impiego nella pratica clinica di alcuni tools per valutare il paziente anziano per poter meglio definire il bilancio rischio-beneficio di ciascuna scelta terapeutica.

A Gajra, A Jatoi - JCO 2014. Jul 28. pii: JCO.2014.55.3099. [Epub ahead of print]
Wu et al. Lancet Oncol Jan 2014
Lo studio di fase III LUX-LUNG 6 ha dimostrato un vantaggio in termini di progressione libera da malattia (PFS 11 mesi vs 5.6 mesi), tasso di risposte oggettive (ORR 67% vs 23%) e controllo di malattia (93% vs 76%) nell'utilizzo di Afatinib, inibitore irreversibile della famiglia...leggi
Lo studio di fase III LUX-LUNG 6 ha dimostrato un vantaggio in termini di progressione libera da malattia (PFS 11 mesi vs 5.6 mesi), tasso di risposte oggettive (ORR 67% vs 23%) e controllo di malattia (93% vs 76%) nell'utilizzo di Afatinib, inibitore irreversibile della famiglia recettoriale di erbB, rispetto alla combinazione Cisplatino e Gemcitabina nel trattamento di I linea in pazienti Asiatici affetti da neoplasia del polmone non a piccole cellule con mutazioni del gene di EGFR. Non sono attualmente disponibili i dati relativi alla sopravvivenza globale in quanto il tempo di follow up è ancora insufficiente. I dati proposti in questa analisi avvalorano l'utilizzo di Afatinib nel trattamento di I linea ma risulta difficile intercalare i dati proposti alla realtà Italiana in quanto la popolazione esaminata ha caratteristiche molecolari differenti ( incidenza mutazione EGFR 40-50% popolazione asiatica vs 10-15% popolazione Caucasica) e il braccio di controllo proposto non rappresenta lo standard nella I linea linea. Interessante l'analisi di efficacia di trattamento stratificata per la presenza di mutazioni non comuni di EGFR; tale dato però risente della scarsa numerosità campionaria di tale sottopopolazione evidenziando però un trend negativo quando trattati con Afatinib. Tale analisi conferma quindi il ruolo di Afatinib nella popolazione Asiatica selezionata per la mutazione di EGFR nel trattamento di I linea che risulta quindi una valida opzione terapeutica oltre a Gefitinib e Erlotinib.
Reck et al Journal Thor Oncol Feb 2014
Lo studio di fase III PARAMOUNT ha dimostrato come i pazienti affetti da neoplasia polmonare avanzata non a piccole cellule (NSCLC) ad istotipo non squamoso non in progressione di malattia dopo 4 cicli secondo schema Cisplatino e Pemtrexed possano beneficiare in termini di sopravvivenza libera da malattia (PFS) e sopravvivenza globale (OS) dalla terapia di mantenimento con Pemetrexed...leggi
Lo studio di fase III PARAMOUNT ha dimostrato come i pazienti affetti da neoplasia polmonare avanzata non a piccole cellule (NSCLC) ad istotipo non squamoso non in progressione di malattia dopo 4 cicli secondo schema Cisplatino e Pemtrexed possano beneficiare in termini di sopravvivenza libera da malattia (PFS) e sopravvivenza globale (OS) dalla terapia di mantenimento con Pemetrexed. Nello studio condotto da Reck e Colleghi viene inoltre proposta un’analisi per sottogruppi volta a caratterizzare la sottopopolazione che maggiormente possa beneficiarne. I parametri analizzati, quali le caratteristiche cliniche del paziente (età, sesso, etnia, abitudine tabagica, performance status), della malattia (istologia e stadio di malattia), della risposta al trattamento ( risposta al trattamento completa e parziale vs stabilità di malattia) e della tempistica di inizio terapia di mantenimento (<7 giorni vs 1<x<30 giorni), non hanno evidenziato però differenze significative in termini di sopravvivenza. Tale studio modifica pertanto la pratica clinica convalidando il ruolo di Pemetrexed nella terapia di mantenimento non riuscendo però ad evidenziare validi marcatori di risposta al trattamento stesso.
Maeda et al, J Thoracic Oncology 9;2014
Lo studio proposto dal gruppo di ricerca di Maeda analizza un possibile ruolo dei macrofagi CD 204+, i cosiddetti macrofagi tumor-associated, come figura cardine nel rapporto tra il sistema immunitario e cellule neoplastiche nelle fasi precoci di malattia...leggi
Lo studio proposto dal gruppo di ricerca di Maeda analizza un possibile ruolo dei macrofagi CD 204+, i cosiddetti macrofagi tumor-associated, come figura cardine nel rapporto tra il sistema immunitario e cellule neoplastiche nelle fasi precoci di malattia. L'analisi condotta ha previsto infatti, nei pazienti affetti da neoplasia polmonare sottoposti ad intervento chirurgico, la quantificazione dei macrofagi CD14+CD204+ a livello intratumorale, all'interno della vene e dell'arteria polmonare, evidenziando una correlazione prognostica sfavorevole statisticamente significativa rispetto al tempo libero da progressione. L'inoculazione inoltre di macrofagi tumor-associated incrementava in modelli murini il processo di metastatizzazione. Questa analisi, seppur con le limitazioni del caso, propone la figura dei macrofagi CD14+ CD 204+ non solo come fattore prognostico nei pazienti resecati ma, come possibile target terapeutico meritevole di approfondimento.
Dy et al, J Thoracic Oncology 9, 2014
Lo studio di fase II proposto da Dy e Colleghi, pone come end point primario l'incremento del tasso di risposte patologiche complete nei pazienti affetti da neoplasia polmonare non a piccole cellule (NSCLC) candidati ad approccio chirurgico (Stadio IB-IIA) sottoposti a trattamento chemioterapico perioperatorio secondo...leggi
Lo studio di fase II proposto da Dy e Colleghi, pone come end point primario l'incremento del tasso di risposte patologiche complete nei pazienti affetti da neoplasia polmonare non a piccole cellule (NSCLC) candidati ad approccio chirurgico (Stadio IB-IIA) sottoposti a trattamento chemioterapico perioperatorio secondo schema Cisplatino e Pemetrexed. In questa analisi, che non raggiunge l'obiettivo prefissato, si evidenziano difatti le problematiche comuni relative al disegno dello studio in questo setting. Si possono infatti evidenziare le difficoltà intercorse nella fase di arruolamento (38 pazienti da Settembre 2005 a Gennaio 2011) che hanno condizionato numerosi altri studi disegnati causandone la chiusura anticipata, la scelta del trattamento chemioterapico da proporre ( in questo caso con Pemetrexed anche in neoplasie ad istotipo squamoso) e il numero di cicli di trattamento da eseguire ( 5 cicli totali di cui 3 preoperatori e 2 postoperatori; svolti interamente solamente dal 47% dei pazienti arruolati). Le criticità evidenziate possono quindi essere oggetto di analisi, volte al miglioramento della stesura del disegno degli studi da proporre nell'ambito del trattamento chemioterapico perioperatorio.

2013

Patel et al. J Clin Oncol (Dec 2013)
Questo trial di fase III confronta la terapia di mantenimento con Pemetrexed e Bevacizumab con la terapia di mantenimento con solo Bevacizumab, a seguito di 4 cicli di chemioterapia di I linea con Carboplatino e un agente di terza generazione...leggi
Questo trial di fase III confronta la terapia di mantenimento con Pemetrexed e Bevacizumab con la terapia di mantenimento con solo Bevacizumab, a seguito di 4 cicli di chemioterapia di I linea con Carboplatino e un agente di terza generazione (Pemetrexed, Paclitaxel). Nonostante i dati incoraggianti in sopravvivenza globale e libera da progressione ottenuti negli studi PARAMOUNT ed ECOG 4599 nella terapia di mantenimento rispettivamente con Pemetrexed e Bevacizumab, Patel e coll non hanno evidenziato alcun beneficio clinico dell’associazione sperimentale tra i due farmaci rispetto al solo anticorpo monoclonale. Tali risultati riaccendono le problematiche concernenti lo sviluppo di trial nel setting di mantenimento nei pazienti affetti da neoplasia polmonare non a piccole cellule (NSCLC) in fase avanzata. Gli studi concepiti sino ad ora risentono dell'assenza di un univoco consenso in merito al numero ottimale di cicli da somministrare (4 cicli vs 6 cicli) con farmaci di terza generazione nel trattamento di I linea e della mancanza di dati univoci per quanto riguarda la successione rispetto all'aggiunta di Bevacizumab nel mantenimento con Pemetrexed. L'aumento significativo del tempo libero da progressione rilevato in questa analisi sottolinea un possibile effetto dato da questa combinazione, ma necessita di trial mirati per confermarne l'efficacia.
Tiseo at al. Lung Cancer (Dec 2013)
Lo studio prospettico condotto da Tiseo e coll in pazienti affetti da neoplasia polmonare avanzata non a piccole cellule (NSCLC) non precedentemente selezionati per mutazione di EGFR...leggi
Lo studio prospettico condotto da Tiseo e coll in pazienti affetti da neoplasia polmonare avanzata non a piccole cellule (NSCLC) non precedentemente selezionati per mutazione di EGFR o traslocazione di ALK candidati a trattamento con Erlotinib in II e III linea, pone l’attenzione sulla possibile correlazione tra la tossicità cutanea sviluppata e la risposta al trattamento. L’analisi condotta ha previsto la misurazione dei dosaggi sierici e urinari di Erlotinib in questo gruppo di pazienti a tempi predefiniti, in associazione alla valutazione, mediante marcatori del fenotipo metabolico, di CYP 3A4/5, che rappresenta il principale metabolizzatore del farmaco stesso. Nei paziente con tossicità cutanea di grado 3 sono stati evidenziati infatti livelli sierici più elevati rispetto al gruppo con tossicità grado 0-2 correlati ad una migliore risposta in termini di sopravvivenza globale e libera da malattia. E’ interessante evidenziare come la valutazione dei marcatori del fenotipo metabolico non fosse direttamente correlata con il dosaggio sierico del farmaco nei pazienti con tossicità cutanea di grado severo. Pur in presente delle limitazioni relative alla bassa numerosità campionaria, questo studio suggerisce un possibile ruolo di eventuali marcatori di farmacocinetica e farmacodinamica nella popolazione non selezionata per la mutazione di EGFR come eventuali fattori predittivi di risposta a Erlotinib.
Mescam-Mancini et al. Lung Cancer (Nov 2013)
L’analisi proposta dal gruppo di Mescam-Mancini e coll, alla luce dei dati presenti in letteratura che hanno evidenziato attività clinica di Crizotinib nei pazienti affetti da NSCLC con presenza di traslocazione di ROS1, propone una comparazione tra differenti metodiche quali IHC e FISH nell’individuazione di questo target nella pratica clinica...leggi
L’analisi proposta dal gruppo di Mescam-Mancini e coll, alla luce dei dati presenti in letteratura che hanno evidenziato attività clinica di Crizotinib nei pazienti affetti da NSCLC con presenza di traslocazione di ROS1, propone una comparazione tra differenti metodiche quali IHC e FISH nell’individuazione di questo target nella pratica clinica. A differenza di quanto evidenziato da Friboulet e coll in merito alla difficile identificazione dell’isoforma funzionale di ERCC1 e della metodica di rilevazione di tale target, Mescan-Mancini e coll confermano il ruolo promettente dell’algoritmo di IHC in prima istanza e di FISH in seconda analisi nell’individuazione della traslocazione di ROS1 offrendo una metodica riproducibile per la pratica clinica.
Mescam-Mancini et al. Lung Cancer (Nov 2013)
L’analisi proposta dal gruppo di Mescam-Mancini e coll, alla luce dei dati presenti in letteratura che hanno evidenziato attività clinica di Crizotinib nei pazienti affetti da NSCLC con presenza di traslocazione di ROS1, propone una comparazione tra differenti metodiche quali IHC e FISH nell’individuazione di questo target nella pratica clinica....leggi
L’analisi proposta dal gruppo di Mescam-Mancini e coll, alla luce dei dati presenti in letteratura che hanno evidenziato attività clinica di Crizotinib nei pazienti affetti da NSCLC con presenza di traslocazione di ROS1, propone una comparazione tra differenti metodiche quali IHC e FISH nell’individuazione di questo target nella pratica clinica. A differenza di quanto evidenziato da Friboulet e coll in merito alla difficile identificazione dell’isoforma funzionale di ERCC1 e della metodica di rilevazione di tale target, Mescan-Mancini e coll confermano il ruolo promettente dell’algoritmo di IHC in prima istanza e di FISH in seconda analisi nell’individuazione della traslocazione di ROS1 offrendo una metodica riproducibile per la pratica clinica.
Kim et al. Lancet Oncology (Nov 2013)
In considerazione del beneficio rilevato nello studio FLEX in termini di tasso di riposte e incremento della sopravvivenza globale (anche se clinicamente poco rilevante) ottenuto nel trattamento di I linea nei pazienti affetti da neoplasia polmonare non a piccole cellule avanzato (NSCLC) avanzato trattati con Cetuximab...leggi
In considerazione del beneficio rilevato nello studio FLEX in termini di tasso di riposte e incremento della sopravvivenza globale (anche se clinicamente poco rilevante) ottenuto nel trattamento di I linea nei pazienti affetti da neoplasia polmonare non a piccole cellule avanzato (NSCLC) avanzato trattati con Cetuximab in associazione a trattamento chemioterapico a base di platino, Kim e coll hanno proposto un trial di fase III che prevedeva l'utilizzo di Cetuximab in associazione a monochemioterapia (Pemetrexed o Docetaxel) nel trattamento di II linea. I dati ottenuti non hanno però evidenziato alcun beneficio clinico a discapito di un incremento significativo della tossicità. La negatività di questo studio può essere imputata prevalentemente ad alcune problematiche nel disegno del trial stesso. Nel periodo di arruolamento, sono infatti emersi nuovi dati clinici che hanno modificato le indicazioni di Pemetrexed in I e II linea di trattamento, diventando uno tra gli standard di I linea nel tumore del polmone non squamoso e una valida opzione in II linea in quanto clinicamente non inferiore e meglio tollerato rispetto a Docetaxel, selezionando quindi una specifica popolazione. La caratterizzazione del ruolo terapeutico di Cetuximab non può prescindere dall’individuazione di un target che permetta di selezionare la popolazione di pazienti che potranno trarre beneficio dall’aggiunta di questo farmaco. Il mancato utilizzo degli attuali standard terapeutici e all’assenza di un valido criterio di selezione dei pazienti con NSCLC che possano beneficiare del trattamento con Cetuiximab sono risultati i principali motivi del fallimento di questo trial.
Effects of Cigarette Smoking on Metabolism and Effectiveness of Systemic Therapy for Lung Cancer.
Numerose sono le evidenze tra l’interazione del fumo di sigaretta ed I farmaci impiegati per trattare il tumore polmonare; sia per quanto concerne la chemioterapia che per I farmaci di a target biomolecolare....leggi
Numerose sono le evidenze tra l’interazione del fumo di sigaretta ed I farmaci impiegati per trattare il tumore polmonare; sia per quanto concerne la chemioterapia che per I farmaci di a target biomolecolare. Non solo l’efficacia, ma anche gli effetti collaterali possono modificarsi in maniera evidente in caso di pazienti che proseguono a fumare durante i trattamenti attivi.
Questa revisione, attraverso una ricerca strutturata impiegante la National Library of Medicine’s Pubmed/MEDLINE, ripropone in maniera dettagliata ed esaustiva questa tematica osservando anche le caratteristiche fenotipiche enzimatiche dei soggetti che fumatori.
In maniera dettagliata emerge che ogni categoria farmacologica ha un profilo di eliminazione più o meno influenzato dal fumo di sigaretta e che, in sintesi, la cessazione del fumo di sigaretta rimane un principio di cura fondamentale anche nei pazienti con malattia avanzata in trattamento medico palliativo.

Meaghan O’Malley, Amanda N. King, Marisa Conte, et al. J Thorac Oncol. 2014
Clinical Outcome According to the Level of Preexisting Epidermal Growth Factor Receptor T790M Mutation in Patients With Lung Cancer Harboring Sensitive Epidermal Growth Factor Receptor Mutations
La presenza della mutazione EGFR T790M è considerate una mutazione di resistenza nei confronti dell’impiego di EGFR TKI essendo il meccanismo più frequente nei soggetti con mutazione sensibilizzante...leggi
La presenza della mutazione EGFR T790M è considerate una mutazione di resistenza nei confronti dell’impiego di EGFR TKI essendo il meccanismo più frequente nei soggetti con mutazione sensibilizzante di EGFR esposti a questa categoria di farmaci. Una quota variabile di soggetti presenta questa mutazione ab initio; la percentuale è variabile a seconda del tipo di metodica impiegata per ricercare la mutazione di resistenza.
In questo lavoro si è arrivati a determinare una correlazione interessante tra i livelli di frequenza di T790M e gli outcome clinici quali PFS ed OS. In particolare la presenza di questa mutazione in più del 28% della popolazione tumorale determina un valore di PFS ed OS decisamente inferiore rispetto ai campioni con T790M positività ma frequenza inferiore a questo cut off.
Il risultato di questo studio riporta ancora una volta la centralità della eterogeneità tumorale nel determinare l’efficacia degli EGFR TKIs nei pazienti con mutazioni di sensibilità per EGFR.

Youngjoo Lee; Geon Kook Lee; Yeon-Su Lee; et al Cancer . 2014
Using Multiplexed Assays of Oncogenic Drivers in Lung Cancers to Select Targeted Drugs
In questo lavoro vengono riportati I risultati della parte iniziale del progetto denominato Lung Cancer Mutation Consortium (LCMC) in cui 14 centri americani...leggi
In questo lavoro vengono riportati I risultati della parte iniziale del progetto denominato Lung Cancer Mutation Consortium (LCMC) in cui 14 centri americani rappresentativi hanno testato un pannello di 10 geni di rilevanza nella cancerogenesi e progressione della malattia polmonare non a piccole cellule. Dal 2009 al 2012 più di 1000 campioni tumorali provenienti da altrettanti pazienti sono stati testati per almeno 1 gene e più di 700 tra questi hanno ricevuto l’analisi di tutti e 10 i geni presenti nel pannello. Nel 64% dei tumori analizzati è stata riscontrata almeno una mutazione significativa.
Anche se lo studio non aveva un concetto di randomizzazione tra differenti strategie terapeutiche è emerso che la sopravvivenza globale mediana dei pazienti che hanno ricevuto un trattamento targeted a seguito dell’analisi genetica raggiungevano una sopravvivenza mediana di 3.5 anni rispetto ai 2.4 anni dei pazienti che avevano almeno una mutazione riscontrata senza la possibilità di ricevere un trattamento targeted idoneo.

Mark G. Kris, MD; Bruce E. Johnson, MD; Lynne D. Berry, PhD; et al JAMA. 2014

Radioterapia: a cura di Cristina MANTOVANI / Marco TROVO'

2016

aprile

Associazione Whole-Brain Radiotherapy più Gefitinib/Erlotinib nel trattamento della Metastasi Cerebrali da Non-Small-Cell Lung Cancer: una Meta-Analisisi
Valutare complessivamente l'efficacia e la sicurezza della radioterapia whole-brain (WBRT) in combinazione con gefitinib /erlotinib per il trattamento delle metastasi cerebrali (BM) da carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC).
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Background: Valutare complessivamente l'efficacia e la sicurezza della radioterapia whole-brain (WBRT) in combinazione con gefitinib /erlotinib per il trattamento delle metastasi cerebrali (BM) da carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC).
Metodi: sono stati valutati dall'inizio al 12 aprile 2015 vari database, tra cui PubMed, EMBASE.com, Web of Science e Cochrane Library. Sono stati inclusi trial randomizzati e controllati (RCT) e studi caso-controllo di confronto WBRT in combinazione con gefitinib/erlotinib versus WBRT da solo per BM da NSCLC. La selezione dei lavori, l’estrazione dei dati, e la valutazione della qualità sono stati eseguiti indipendentemente da due revisori qualificati. I dati sono stati analizzati utilizzando il software RevMan 5.3.
Risultati: sono stati inclusi un totale di 7 studi, che hanno coinvolto un totale di 622 pazienti. Per quanto riguarda il confronto sola WBRT o WBRT più chemioterapia, WBRT più gefitinib/erlotinib potrebbe migliorare in modo significativo il tasso di risposta (OR = 2.16, 95% CI: 1,35-3,47; ?? = 0.001), il tasso di remissione a livello del sistema nervoso centrale (OR = 6.06, 95% CI: 2,57-14,29; ?? <0.0001), il tasso di controllo della malattia (OR = 3.34, 95% CI: 1,84-6,07; ?? <0.0001), la sopravvivenza globale (HR = 0.72, 95% CI: 0,58-0,89; ?? = 0.002), ed il tasso di sopravvivenza ad 1 anno (OR = 2.43, 95% CI: 1,51-3,91; ?? = 0,0002). Non si sono registrate differenza statisticamente significative nell’incidenza di eventi avversi di grado III o IV, ad eccezione del rash (OR = 7.96, 95% CI: 2,02-31,34; ?? = 0.003) e della mielosoppressione (OR = 0,19, 95% CI: 0,07-0,51; ?? = 0,0010).
Conclusioni: l’associazione WBRT più gefitinib/erlotinib si è dimostrata superiore al WBRT da solo ed è anche ben tollerato in pazienti con metastasi cerebrali da NSCLCS

marzo

Intensity-Modulated Radiotherapy, Not 3 Dimensional Conformal, Is the Preferred Technique for Treating Locally Advanced Lung Cancer
L'utilizzo della radioterapia ad intensità modulata (IMRT) nel trattamento delle neoplasia polmonari permette di somministrare dosi elevate di radiazioni, risparmiando gli organi critici, in misura maggiore rispetto a quanto sia possibile fare con la radioterapia 3D conformazionale. Tuttavia la gestione dell'organ motion e l'ottimizzazione della pianificazione attraverso l'utulizzo della 4D-TC sono essenziali per massimizzare i risultati della IMRT ed eliminare o minimizzare le potenziali incertezze. Questo articolo riassume le strategie e le revisiona i dati presenti in letteratura che supportano l'efficacia e la sicurezza della IMRT nel tumore polmonare
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Joe Y.Chang, MD,PhD
Curing Operable Stage I Non-Small Cell Lung Cancer With Stereotactic Ablative Body Radiotherapy: The Force Awakens
Per più di mezzo secolo la chirurgia ha rivestito il ruolo di standard of care nel trattamento del tumore al polmone non a piccole cellule (NSCLC) early-stage. Le evidenze riguardo l'efficacia d itale approccio derivavano da un trial condotto all Hammersmith Hospital di Londra tra il 1954 ed il 1958; in tale studio 58 pazienti senza evidenza clinica o radiografica di coinvolgimento mediastinico veniva randomizzati a ricevere radioterapia (RT) o chirurgia. Diciannove pazienti avevo istologica "oat cell" o carcinoma anaplastico, gli altri erano adenocarcinoma o carcinoma squamocellulare. La sopravvivenza ad 1 anno in questo studio mostrava un vantaggio nei confronti della radioterapia (645, 43%), tuttavia a 4 anni soltanto il 7% dei pazienti trattati con radioterapia era vivo, contro il 23% dei pazienti trattati con chirurgia. Il vantaggio di sopravvivenza venne poi confermato in un sottogruppo di 37 pazienti con istologia squamosa e risultò essere statisticamente significativo (p = 0.05). Sono stati necessari altri 30 anni (almeno in Inghilterra), prima che il potenziale ruolo curativo della radioterapia nel NSCLC venisse nuovamente valutato. Nel frattempo i risultati della chirurgia sono progressivamente migliorati, grazie ad una maggiore accuratezza nello staging, nella valutazione pre-operatoria, nel miglioramento delle tecniche chirurgiche e nel trattamento nel post-operatorio. Il chirurgo può adesso selezionare accuratamente il paziente e valutare la radicalità dell'intervento. In tal modo la progressione locoregionale è poco frequente e si verifica ad un tasso del 2% annuo circa, in pazienti randomizzati a ricevere lobectomia in un trial sul NSCLC periferico, in stadio I.
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Per più di mezzo secolo la chirurgia ha rivestito il ruolo di standard of care nel trattamento del tumore al polmone non a piccole cellule (NSCLC) early-stage. Le evidenze riguardo l'efficacia d itale approccio derivavano da un trial condotto all Hammersmith Hospital di Londra tra il 1954 ed il 1958; in tale studio 58 pazienti senza evidenza clinica o radiografica di coinvolgimento mediastinico veniva randomizzati a ricevere radioterapia (RT) o chirurgia. Diciannove pazienti avevo istologica "oat cell" o carcinoma anaplastico, gli altri erano adenocarcinoma o carcinoma squamocellulare. La sopravvivenza ad 1 anno in questo studio mostrava un vantaggio nei confronti della radioterapia (645, 43%), tuttavia a 4 anni soltanto il 7% dei pazienti trattati con radioterapia era vivo, contro il 23% dei pazienti trattati con chirurgia. Il vantaggio di sopravvivenza venne poi confermato in un sottogruppo di 37 pazienti con istologia squamosa e risultò essere statisticamente significativo (p = 0.05). Sono stati necessari altri 30 anni (almeno in Inghilterra), prima che il potenziale ruolo curativo della radioterapia nel NSCLC venisse nuovamente valutato. Nel frattempo i risultati della chirurgia sono progressivamente migliorati, grazie ad una maggiore accuratezza nello staging, nella valutazione pre-operatoria, nel miglioramento delle tecniche chirurgiche e nel trattamento nel post-operatorio. Il chirurgo può adesso selezionare accuratamente il paziente e valutare la radicalità dell'intervento. In tal modo la progressione locoregionale è poco frequente e si verifica ad un tasso del 2% annuo circa, in pazienti randomizzati a ricevere lobectomia in un trial sul NSCLC periferico, in stadio I. Tuttavia in pazienti con NSCLC più avanzato localmente il beneficio della chirurgia sul controllo locale viene compensato da un rischio non indifferente di mortalità precoce. Tale rischio è risultato sufficientemente elevato in un recente trial di confronto chemioradioterapia + chirurgia vs chemioradioterapia da sola nel NSCLC stadio IIIA (intergroup trial [INT] 0139 [3]) che ha negato il vantaggio di sopravvivenza potenzialmente derivante dal miglior controllo locale evidenziato nel braccio di chirurgia. In questo studio l'overall survival (OS) mediana era di 23.6 mesi nel braccio di chirurgia e 22.2 mesi nel braccio di sola radiochemioterapia (p = 0.24), nonstante un significativo incremento della progression free survival (PFS) mediana (p = 0.017). Nel braccio di chirurgia si è registrato un 8% di decessi legati al trattamento versus il 2% nel braccio di sola radiochemioterapia. […] Se la radioterapia può oggi curare la stessa proporzione di pazienti con malattia localmente avanzata della chirurgia, cosa sarebbe possibile ottenere con le moderne tecniche di radioterapia in pazienti con NSCLC in stadio 1? Una recente pubblicazione provocatoria di Chang et al. suggerisce che la radioterapia stereotassica ablativa (SABR) sembrerebbe avere gli stessi risultati evidenziati nei pazienti con linfonodi negativi, trattati con chirurgia […] In questa review vengono analizzati I dati relativi al ruolo della SABR nel trattamento di pazienti con NSCLC operabile. Dall'interpretazione dei dati attualmente disponibili, pur tenendone in considerazione i limiti, si può affermare che la SABR è un trattamento sicuro e ben tollerato in pazienti con NSCLC periferico in stadio I ed è associato ad un trascurabile tasso di mortalità e ad un'efficacia probabilmente paragonabile a quella del dato chirurgico nei casi operabili. […] I tempi sono probabilmente maturi per uno studio di confronto con sufficiente potere statistico che risolva una volta per tutte la questione chirurgia o SABR.

SHANKAR SIVA, DAVID BALL

2015

novembre

Valutazione da parte del paziente del risultato del trattamento radioterapico stereotassico o chirurgico nel carcinoma polmonare non a piccole cellule in stadio IA: risultati del trial randomizzato multicentrico ROSEL

Patient reported outcomes following stereotactic ablative radiotherapy or surgery for stage IA non-small-cell lung cancer: Results from the ROSEL multicenter randomized trial

In questo articolo vengono riportati i dati di qualità della vita ed i costi indiretti riferiti dai pazienti arruolati nello studio randomizzato multicentrico ROSEL che confronta la radioterapia stereotassica con l’exeresi chirurgica nel carcinoma polmonare non a piccole cellule in stadio IA.
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In questo articolo vengono riportati i dati di qualità della vita ed i costi indiretti riferiti dai pazienti arruolati nello studio randomizzato multicentrico ROSEL che confronta la radioterapia stereotassica con l’exeresi chirurgica nel carcinoma polmonare non a piccole cellule in stadio IA.
Lo studio ROSEL è stato chiuso prematuramente dopo aver arruolato e randomizzato 22 pazienti. Questa indagine conoscitiva ha posto in evidenza come la qualità di vita e i costi indiretti siano a favore del trattamento radioterapico stereotassico

Alexander V. Louie, Erik van Werkhoven, Hanbo Chen, Egbert F. Smit, Marinus A. Paul, Joachim Widder, Harry J.M. Groen, Ben E.E.M. van den Borne, Katrien De Jaeger, Ben J. Slotman, Suresh Senan
Radiotherapy and Oncology Vol. 117 (1), 44-48.

settembre

Outcomes after Stereotactic Body Radiotherapy versus Limited Resection in Older Patients with Early-Stage Lung Cancer.
Risultati Clinici dopo Radioterapia Stereotassica Extracranica rispetto alla Resezione Limitata in Pazienti Anziani Affetti da Tumore del Polmone in Stadio iniziale.
La resezione limitata e la radioterapia stereotassica extracranica (SBRT) rappresentano opzioni che stanno emergendo nella gestione terapeutica di pazienti anziani affetti da tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) in stadio iniziale, che non possono essere candidati a lobectomia.
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Background: la resezione limitata e la radioterapia stereotassica extracranica (SBRT) rappresentano opzioni che stanno emergendo nella gestione terapeutica di pazienti anziani affetti da tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) in stadio iniziale, che non possono essere candidati a lobectomia.
Metodi: E’ stato utilizzato il registro Surveillance, Epidemiology and End Results Medicare per identificare pazienti più con età superiore o uguale a 65 anni affetti da NSCLC in stadio I o II, con linfonodi negativi, trattati con SBRT o resezione limitata. E’ stata quindi confrontata la sopravvivenza globale dei pazienti trattati con chirurgia e radioterapia. Sono stati poi analizzati i seguenti parametri : tipo di resezione (wedge vs. segmentecomia), età (≤75 anni vs. > 75 anni) e dimensioni del tumore (<3 cm vs. ≥3 cm). Sono stati confrontati anche i tassi di complicazioni e tossicità dei due gruppi.
Risultati: Sono stati identificati 2243 pazienti, dei quali 362 (16%) hanno ricevuto SBRT. I pazienti trattati con SBRT , rispetto quelli operati, erano più anziani, avevano maggiori comorbidità, e avevano tumori di dimensioni maggiori (p<0.001 per ogni comparazione). L’analisi aggiustata per questi fattori non ha documentato alcuna differenza tra SBRT e chirurgia (HR 1.22; CI 95%, 0.98-1.52). Nonostante la sopravvivenza dei pazienti trattati con SBRT sia risultata uguale a quella dei pazienti trattati con wedge resection, la SBRT si associa ad una peggior sopravvivenza rispetto la segmentectomia (HR 1.55; CI 1.18-2.03). Eventi avversi, maggiormente di carattere respiratorio, sono risultati più frequenti nei pazienti trattati con resezione limitata (28% vs. 14%, p< 0.001).
Conclusioni: la SBRT è meglio tollerata della chirurgia e si associa a sopravvivenze simili alla wedge resection, ma inferiori alla segmentectomia nei pazienti anziani affetti da NSCLC in stadio iniziale.

agosto

A validation prediction model for overall survival from stage III Non Small Cell Lung Cancer: toward survival prediction for individual patients
Un modello predittivo di sopravvivenza globale nel carcinoma del polmone non a piccole cellule in stadio III: verso un modello predittivo di sopravvivenza personalizzato per i singoli pazienti.
Obiettivo: indagare l’associazione tra l’utilizzo della radioterapia postoperatoria (PORT) e sopravvivenza nei pazienti affetti da tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) operato in stadio II e III, e documentare l’andamento dell’utilizzo della PORT negli anni.
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OBIETTIVO: sebbene i pazienti affetti da carcinoma non a piccole cellule del polmone in stadio III rappresentino un gruppo omogeneo secondo la classificazione TNM, essi tuttavia costituiscono una popolazione alquanto eterogena come dimostrano le differenti sopravvivenze. L'incremento delle informazioni disponibili sul singolo paziente e la crescente offerta terapeutica consentono da un lato approcci terapeutici personalizzati ma al tempo stesso rendono piu' complesse le scelte terapeutiche. L'impiego di sistemi decisionali di supporto che forniscano informazioni prognostiche personalizzate sul singolo paziente potrebbero agevolare il clinico ma tali algoritmi mancano. Un sistema decisionale di supporto per il carcinoma polmonare in stadio III richiede lo sviluppo e l'integrazione di numerosi modelli. Questo studio rappresenta il primo passo in tale contesto, sviluppando e validando un modello che fornisce al clinico le probabilita' di sopravvivenza per il singolo paziente affetto da carcinoma polmonare non a piccole cellule.
MATERIALI E METODI: sono stati utilizzati i dati di 548 pazienti affetti da carcinoma polmonare in stadio III per sviluppare un modello predittivo mediante la analisi della regressione di Cox. Le variabili sono state selezionate usando il metodo bootstrap. La performance del modello e’stata valutata mediante statistica c, determinata internamente e su due set di dati esterni (su 174 e 130 pazienti).
RISULTATI: il modello finale a variabili multiple stratificato in base al tipo di trattamento, comprendeva eta’, sesso, WHO performance status, tempo totale di trattamento, dose equivalente di radiazioni somministrate, numero di stazioni linfonodali interessate dalla malattia e Gross tumor volume. Il valore del parametro c era pari a 0.62. Il modello riusciva ad identificare gruppi di rischio nei campioni di dati esterni. Sono stati creati dei nomogrammi per predire le probabilita’ di sopravvivenza del singolo paziente. I dati possono essere scaricati dal sito https://www.cancerdata.org/10.1016/j.ijrobp.2015.02.048.
CONCLUSIONI: il modello predittivo della sopravvivenza globale dei pazienti affetti da carcinoma polmonare in stadio III sottolinea l'importanza di combinare insieme i dati del paziente, i dati clinici e i dati relativi al trattamento. I nomogrammi sono stati sviluppati e validati. Questo strumento potrebbe costituire il primo passo nella creazione di un sistema decisionale di supporto.

Carie Oberije, Dirk De Ruysscher, Ruud Houben et al.
International journal of radiation oncology biology and physics vol. 92, n.ro 4, pp 935-944, 2015.

luglio

Postoperative Radiation Therapy Is Associated With Improved Overall Survival in Incompletely Resected Stage II and III Non-Small-Cell Lung Cancer.
La Radioterapia Postoperatoria Si Associa Ad Un Aumento Di Sopravvivenza Nel Tumore Del Polmone Non A Piccole Cellule In Stadio II e III Parzialmente Resecato.
Obiettivo: indagare l’associazione tra l’utilizzo della radioterapia postoperatoria (PORT) e sopravvivenza nei pazienti affetti da tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) operato in stadio II e III, e documentare l’andamento dell’utilizzo della PORT negli anni.
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Obiettivo: indagare l’associazione tra l’utilizzo della radioterapia postoperatoria (PORT) e sopravvivenza nei pazienti affetti da tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) operato in stadio II e III, e documentare l’andamento dell’utilizzo della PORT negli anni.
Materiali e Metodi: Dal National Cancer Data Base sono stati analizzati i dati dei pazienti affetti da NSCLC in stadio patologico N0-2, sottoposti a lobectomia o pneumonectomia, con margini chirurgici positivi. Sono stati esclusi i pazienti deceduti entro 4 mesi dalla diagnosi, per non considerare la mortalità perioperatoria.
Risultati: Dei 3395 pazienti, 1207 (35.6%) hanno ricevuto radioterapia post-operatoria, con una dose compresa tra i 50 e i 74 Gy. Fattori predittivi l’utilizzo della PORT includevano: l’età < 60 anni, il trattamento in centri non accademici, l’anno di diagnosi meno recente, minore distanza dal centro oncologico, stadio linfonodale N0-N1, e la somministrazione di chemioterapia. L’analisi multivariata ha documentato che la radioterapia postoperatoria si associa ad un aumento della sopravvivenza (HR 0.80, 95%C.I. 0.70-0.95). L'analisi in base allo stadio linfonodale ha mostrato che la PORT aumenta la sopravvivenza in tutti gli stadi linfonodali.
Conclusioni: La radioterapia postoperatoria si associa ad un aumento di sopravvivenza nei pazienti affetti da NSCLC non completamente resecato in stadio patologico II e III, N0-2. L'utilizzo della PORT in questa popolazione di pazienti è andato diminuendo in questi ultimi anni. In assenza di studi randomizzati questi risultati supportano fortemente l’utilizzo della radioterapia postoperatoria nei pazienti affetti da NSCLC. non completamente resecato.

Wang EH, Corso CD, Rutter CE, et al.
J Clin Oncol 2015. Epub ahead of print.

2015

febbraio

Radioterapia ipofrazionata a intento radicale nel tumore non a piccole cellule del polmone localmente avanzato: una revisione sistematica della letteratura
(Radical-Intent Hypofractionated Radiotherapy for Locally Advanced Non-Small-Cell Lung Cancer: A Systematic Review of the Literature)
Identificare la sopravvivenza e le tossicità associate alla radioterapia ipofrazionata radicale per il trattamento del cancro del polmone non a piccole cellule (NSCLC) di stadio III. ...leggi

Obiettivo: OBIETTIVO: Identificare la sopravvivenza e le tossicità associate alla radioterapia ipofrazionata radicale per il trattamento del cancro del polmone non a piccole cellule (NSCLC) di stadio III.

Materiali e Metodi - Da una ricerca sistematica della letteratura su PubMed sono stati identificati studi rilevanti pubblicati tra Gennaio 1990 e Gennaio 2014. Gli studi inclusi nell´analisi erano sia retrospettivi che prospettici condotti su pazienti con NSCLC trattati con radioterapia radicale ipofrazionata. I dati sulla sopravvivenza globale e le tossicità sono stati estratti dagli studi, se disponibili.

Risultati - 33 studi sono risultati pertinenti e sono stati inclusi nella revisione sistematica. Il numero delle frazioni era 15-35, la dose per frazione era 2,3-3,5 Gy e la dose totale erogata era 45,0-85,5 Gy. In 15 studi veniva somministrata chemioterapia concomitante. La sopravvivenza globale è risultata essere associata alla dose biologica efficace sul tumore, con il coefficiente di correlazione di Pearson 0,34-0,48. Per entrambi gli schemi sia di radiochemioterapia concomitante che non concomitante, la tossicità polmonare acuta e la tossicità polmonare ed esofagea tardiva presentava un´incidenza di 1,2%-12,2%. La tossicità acuta esofagea era la più frequente con incidenza del 14,9% (95% intervallo di confidenza, 0,7%, 29,1%).

Conclusioni - E' stata trovata una correlazione lineare tra la dose biologica efficace e la sopravvivenza globale, e maggiore tossicità acuta esofagea nei pazienti trattati con radiochemioterapia concomitante. Per migliorare i risultati nel NSCLC in III stadio si potrebbe utilizzare la radioterapia ipofrazionata integrata con una terapia sistemica concomitante.

Kaster TS, Yaremko B, Palma DA, Rodrigues GB.
Clin Lung Cancer. 2015 Mar;16(2):71-79.
Radioterapia Postoperatoria Nel Tumore Del Polmone Non-Microcitoma Pn2 Sottoposto A Chemioterapia Adiuvante: Una Review Del National Cancer Data Base
(Postoperative Radiotherapy for Pathologic N2 Non–Small- Cell Lung Cancer Treated With Adjuvant Chemotherapy: A Review of the National Cancer Data Base)
Lo studio si pone l’obiettivo di analizzare l’impatto delle moderne tecniche di radioterapia post-operatoria sulla sopravvivenza globale (OS), in pazienti affetti da neoplasia polmonare non a piccole cellule stadiati come pN2 dopo chirurgia e sottoposti a successiva chemioterapia adiuvante. ...leggi

Obiettivo - Lo studio si pone l’obiettivo di analizzare l’impatto delle moderne tecniche di radioterapia post-operatoria sulla sopravvivenza globale (OS), in pazienti affetti da neoplasia polmonare non a piccole cellule stadiati come pN2 dopo chirurgia e sottoposti a successiva chemioterapia adiuvante.

Materiali e Metodi - Tutti i pazienti sottoposti, dal 2006 al 2010, a chirurgia radicale (istologicamente pN2) e chemioterapia adiuvante, sono stati identificati dal “National Cancer Data Base” e divisi in base all’esecuzione o meno della radioterapia post-operatoria (PORT, dose totale superiore o uguale a 45 Gy). In totale sono stati selezionati 4,483 pazienti (1850 sottoposti a radioterapia post-operatoria; 2633 non sottoposti a radioterapia post-operatoria). L’influenza delle variabili (relative sia alle caratteristiche del paziente che al tipo di trattamento eseguito) sulla sopravvivenza globale (OS) è stata analizzata utilizzando la “Cox Regression”.

Risultati - Il follow-up mediano è stato di 22 mesi. Ad un’analisi univariata, l’aumento della sopravvivenza globale è risultato essere correlato alla più giovane età del paziente, al trattamento eseguito presso una struttura accademica, al sesso femminile, alla popolazione urbana, al reddito più alto, ad uno score più basso documentato con l’indice di comorbidità di Charlson, alla dimensione del tumore più piccola, alla polichemioterapia, alla resezione chirurgica se eseguita almeno con una lobectomia ed alla radioterapia post-operatoria. Ad un’analisi multivariata, l’aumento della sopravvivenza globale rimane correlato indipendentemente sia alla più giovane età del paziente che al sesso femminile, al basso score dell’indice di comorbidità di Charlson, alla dimensione più piccola del tumore, alla polichemioterapia, alla resezione chirurgica se eseguita almeno con una lobectomia ed alla radioterapia post-operatoria (hazard ratio, 0.886; 95% CI, da 0.798 a 0.988). L’esecuzione della radioterapia post-operatoria è risultata essere associata ad un aumento della sopravvivenza mediana e della sopravvivenza a 5 anni se confrontata con la non esecuzione della radioterapia post-operatoria (per la OS mediana, 45.2 vs 40.7 mesi rispettivamente; per la OS a 5 anni, 39.3% [95% CI, dal 35.4% al 43.5%] vs 34.8% [95% CI, dal 31.6% al 38.3%], rispettivamente; P .014).

Conclusioni - Le moderne tecniche per l’esecuzione della radioterapia post-operatoria, in pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule sottoposti a chirurgia radicale (pN2) e chemioterapia adiuvante, sembrano conferire un ulteriore vantaggio in termini di sopravvivenza globale rispetto alla sola chemioterapia adiuvante.

Cliff G. Robinson, Aalok P. Patel, Jeffrey D. Bradley, et al.
J Clin Oncol. 2015 Feb 9. pii: JCO.2014.58.5380. [Epub ahead of print]

2014

ottobre

Management of mediastinal relapse after treatment with stereotactic body radiotherapy or accelerated hypofractionated radiotherapy for stage I/II non-small-cell lung cancer.
Nei pazienti affetti da NSCLC (Stadio I/II) e sottoposti a trattamento ablativo stereotassico, la ricaduta di malattia a livello linfonodale mediastinico si verifica in circa 15% dei casi. . Lo studio muticentrico riporta le questione del potenziale aumentato rischio delle tossicità mettendo a confronto una popolazione di pazienti ...leggi
Nei pazienti affetti da NSCLC (Stadio I/II) e sottoposti a trattamento ablativo stereotassico, la ricaduta di malattia a livello linfonodale mediastinico si verifica in circa 15% dei casi. Ad oggi non esiste un trattamento di salvataggio standard della recidiva locoregionale e le linee guida internazionali non hanno prodotto un alto livello di evidenza a riguardo. Lo studio riporta la possibilità di eseguire le radioterapia di salvataggio con dosi curative (60-70Gy) a livello dei linfonodi mediastinici dopo SBRT o RT ipofrazionata curativa sul tumore primitivo. Il fallimento a distanza era del 38% a 2 anni. Non è stata evidenziata nessuna ulteriore recidiva locoregionale.
Anche se il limite principale dello studio è il numero dei pazienti inclusi (N=12), la modalità proposta come salvataggio è innovativa nella pratica clinica. La recidiva locoregionale di malattia spesso si comporta come lo stadio avanzato e i pazienti vengono avviati alla chemioterapia di salvataggio. La radioterapia potrebbe avere un ruolo aggiuntivo sul controllo della malattia. Studi su popolazioni più ampie sono necessari.

Schanne DH et al. Strahlenther Onkol 2014
Stereotactic body radiotherapy for centrally located stage I NSCLC : A multicenter analysis
Il ruolo delle SBRT nel trattamento delle lesioni centrali da NSCLC (stadio I/II) ha assunto un ruolo importante con le dovute precauzioni a riguardo delle strutture anatomiche mediastiniche. Ad oggi non esiste un trattamento di salvataggio standard della recidiva locoregionale e le linee guida internazionali non hanno prodotto un alto livello di evidenza a riguardo ...leggi
Il ruolo delle SBRT nel trattamento delle lesioni centrali da NSCLC (stadio I/II) ha assunto un ruolo importante con le dovute precauzioni a riguardo delle strutture anatomiche mediastiniche. Lo studio muticentrico riporta le questione del potenziale aumentato rischio delle tossicità mettendo a confronto una popolazione di pazienti affetti da NSCLC in stadio iniziale a trattati con SBRT su lesioni centrali (N=90) o lesioni periferiche. La sopravvivenza globale varia in modo significativo (p=0.004) tra i due gruppi: 29% per le lesioni centrali e 51% per le lesioni periferiche. Inoltre, esiste un vantaggio significato (p<0.001) in termini di sopravvivenza libera da progressione locale a favore delle lesioni periferiche (84%) rispetto alle lesioni centrali (52%). Le tossicità nei due gruppi rimangono accettabili e si manifestano in simile entità qualitativa e quantitativa. Si verifica un unico evento di tossicità G5 nel gruppo delle lesioni centrali. Trial prospettici sono necessari per stabilire la dose ablativa sicura ed efficace per le lesioni centrali, anche se l'esperienza clinica ha dimostrato che con le nuove tecnologie il trattamento SBRT sulle lesioni polmonari centrali è fattibile e sicuro in termini di tolleranza.

Kilburn JM et al. J Thorac Oncol 2014; 9(4):572-6

settembre

Interazione del trattamento radioterapico con farmaci a bersaglio molecolare
Gli ultimi due decenni si sono contraddistinti per il ritmo accelerato della scoperta di nuovi farmaci a bersaglio molecolare, in particolare nel contesto della malattia metastatica. Al contrario, per quanto riguarda il trattamento curativo delle neoplasie in stadio più precoce, l'integrazione di agenti a bersaglio molecolare con un trattamento locale altamente efficace come la radioterapia, resta ancora largamente inesplorata. ...leggi
In questo numero dedicato alla Oncologia Radioterapica di una delle più importanti riviste scientifiche internazionali (Journal of Clinical Oncology), viene discussa l'interazione delle radiazioni con le terapie a bersaglio molecolare.
La dinamica della risposta cellulare e del tumore alle radiazioni offre opportunità uniche per una interazione benefica con agenti a bersaglio molecolare. Nell'articolo vengono discussi i dati preclinici ma anche le evidenze cliniche ad oggi disponibili, da cui emerge un enorme impatto potenziale dell'associazione detta, in setting selezionati di pazienti. Gli inibitori dell'EGFR, i TKI, i farmaci antiangiogenetici ma anche i nuovi inibitori di particolari vie intracellulari e gli immunomodulatori sono tutti farmaci di cui potremmo avvalerci per esplorare le vie dell'integrazione nella malattia non-metastatica.
Un desiderio potente della comunità scientifica dell'oncologia radioterapica è infatti lo sviluppo di strategie che possano offrire potenzialità curative ai pazienti affetti dal cancro. Tuttavia, il dato che resta sconcertante riguarda il numero trascurabile degli studi di fase III di integrazione target terapies e radioterapia che attualmente sono in corso (0.9% del totale) e questo non puó che essere uno stimolo per tutta l'Oncologia Clinica ad investire nella ricerca di strategie integrate potenzialmente curative per un numero elevatissimo di pazienti.

Zachari S Morris and Paul M. Harari, J Clin Oncol 32: 2886-2893, 2014
La radioterapia stereotassica di salvataggio (SBRT) per la recidiva locale dopo radioterapia stereotassica primaria per il tumore del polmone
È un dato largamente condiviso che il trattamento radioterapico stereotassico (SBRT) in pazienti ai quali per comorbidità è preclusa la chirurgia, puó ottenere dei risultati eccellenti in termini di controllo locale e sopravvivenza rispetto alla radioterapia convenzionale. Per quanto il tasso di recidive locali è minimo, in questi pazienti non esistono strategie di salvataggio ben consolidate perchè le condizioni cliniche precludono ovviamente la chirurgia di salvataggio (già esclusa in up-front). In tal senso gli Autori dell'attuale pubblicazione hanno voluto esplorare la fattibilità di un ritrattamento stereotassico sui pazienti con recidiva locale. ...leggi
È un dato largamente condiviso che il trattamento radioterapico stereotassico (SBRT) in pazienti ai quali per comorbidità è preclusa la chirurgia, puó ottenere dei risultati eccellenti in termini di controllo locale e sopravvivenza rispetto alla radioterapia convenzionale. Per quanto il tasso di recidive locali è minimo, in questi pazienti non esistono strategie di salvataggio ben consolidate perchè le condizioni cliniche precludono ovviamente la chirurgia di salvataggio (già esclusa in up-front). In tal senso gli Autori dell'attuale pubblicazione hanno voluto esplorare la fattibilità di un ritrattamento stereotassico sui pazienti con recidiva locale.
Per dare l'idea del tasso di recidiva locale isolata, gli Autori hanno analizzato la loro casistica di 432 trattamenti SBRT ed hanno individuato 22 pazienti (0.05%) di cui 10 sono stati sottoposti ad un ritrattamento di radioterapia e di questi: 3 sono vivi e senza evidenza di ripresa di malattia, uno è morto per comorbidità 13 mesi dopo la RT e senza segni di ripresa, due hanno sviluppato metastasi a distanza ed in quattro la recidiva persiste. La tossicità è stata minima ed in nessun caso si è manifestata di grado 3-5.
La rilevanza di questa pubblicazione risiede sia nella conferma della minima incidenza della recidiva locale dopo SBRT, sia nella conferma di come nuove possibilità terapeutiche possono portare a risultati sino a questo momento non ipotizzabili. La ricerca in tal senso consentirà di capire come l'elevata tecnologia guidata dalla clinica potrà migliorare ulteriormente gli attuali risultati terapeutici.

Hearn J.W.D. et al, Int Journ of Radiat Oncol Biol Phys, 90 (2): 402-406, 2014

Terapia chirurgica: a cura di Luca BERTOLACCINI / Paolo SCANAGATTA

2016

marzo

Postinduction positron emission tomography assessment of N2 nodes is not associated with ypN2 disease or overall survival in stage IIIA non–small cell lung cancer
Questo studio retrospettivo del Memorial Sloan Kettering Cancer Center (MSKCC) di New York si focalizza sul comportamento dei pazienti con NSCLC in stadio clinico cIIIA (cN2) sottoposti a chemioterapia di induzione e quindi rivalutati con PET, per vedere se ci fosse correlazione tra un risultato positivo della PET post-chemioterapia a livello dei linfonodi ed un effettivo riscontro di positività patologica dei linfonodi (ypN2), e se questo avesse un riscontro sulla sopravvivenza a distanza (OS).
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Questo studio retrospettivo del Memorial Sloan Kettering Cancer Center (MSKCC) di New York si focalizza sul comportamento dei pazienti con NSCLC in stadio clinico cIIIA (cN2) sottoposti a chemioterapia di induzione e quindi rivalutati con PET, per vedere se ci fosse correlazione tra un risultato positivo della PET post-chemioterapia a livello dei linfonodi ed un effettivo riscontro di positività patologica dei linfonodi (ypN2), e se questo avesse un riscontro sulla sopravvivenza a distanza (OS).
Gli autori hanno analizzato retrospettivamente I risultati del loro database prospettico, identificando I pazienti affetti da NSCLC cIIIA/pN2 trattati con chemioterapia di induzione e successiva chirurgia dal gennaio 2007 al dicembre 2012. Lo scopo primario era di verificare l’associazione tra le captazioni mediastiniche ed il reale stato N2 dei linfonodi; collateralmente si voleva anche verificare la sopravvivenza a distanza (overall survival, OS), la sopravvivenza libera da malattia (disease free survival, DFS) e il tasso di recidiva.
Un pN2 persistente all’esame istologico è risultato presente nel 61% dei pazienti (61 su 100). L’assenza di captazioni alla PET nelle sedi N2 risultava essere aumentato dal 7% (6/92) prima della chemioterapia di induzione al 47% (36/77) dopo la chemioterapia. Sensibilità, specificità ed accuratezza della PET post-induzione sono state calcolate rispettivamente come 59, 55 e 57% rispettivamente. L’analisi di regressione ha dimostrato che uno stato N2 alla PET post-induzione non era poi effettivamente correlato con una malattia ypN2. Dei 39 pazienti con PET positiva sugli N2 sia prima che dopo il trattamento chemioterapico, 25 (64%) avevano una malattia ypN2; la OS a 5 anni era 40% per la malattia ypN2 vs 38% per la malattia N2 persistente alla PET (P=0.936); la OS a 5 anni era 43% per i pazienti con i linfonodi N2 non captanti alla PET rispetto al 39% dei pazienti con linfonodi N2 PET positivi (P=0.251). La DFS è risultata essere 34% per i pazienti con stadio patologico negativo sulle stazioni N2, vs 9% per i pazienti con persistenza di malattia pN2 (p=0,079).
Concludendo la positività della PET sui linfonodi N2 non è associata con una malattia ypN2, inoltre non correla con la sopravvivenza a distanza o con la sopravvivenza libera da malattia nei pazienti sottoposti a chemioterapia di induzione per uno stadio IIIA/pN2.

R. Taylor Ripley, MD, Kei Suzuki, MD, Kay See Tan, PhD, Prasad S. Adusumilli, MD, James Huang, MD, Bernard J. Park, MD, Robert J. Downey, MD, Nabil P. Rizk, MD, MS, Valerie W. Rusch, MD, Manjit Bains, MD, and David R. Jones, MD
J Thorac Cardiovasc Surg 2016;151:969-79

febbraio

Pneumonectomy for Clinical Stage IIIA Non-Small Cell Lung Cancer: The Effect of Neoadjuvant Therapy
Il ruolo della pneumonectomia dopo terapia neoadiuvante per lo stadio III del NSCLC rimane incerta.
I pazienti sottoposti a pneumonectomia per lo stadio III sono stati estratti dal National Cancer Database.
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Il ruolo della pneumonectomia dopo terapia neoadiuvante per lo stadio III del NSCLC rimane incerta.
I pazienti sottoposti a pneumonectomia per lo stadio III sono stati estratti dal National Cancer Database.
I Pazienti trattati con terapia neoadiuvante, seguita da resezione, sono stati confrontati con quelli che sono stati sottoposti a resezione, seguita da terapia adiuvante. I due gruppi erano ben abbinati per età, sesso, razza, reddito, Charlson score, e le dimensioni del tumore.
Il tasso di mortalità a trenta giorni nel gruppo neoadiuvante è stato del 7,8% (57 su 739).
La sopravvivenza mediana è simile tra i due gruppi: 25,9 mesi neoadiuvante vs 31,3 mesi adiuvante (p = 0,74).
La regressione logistica multivariata per la mortalità a 30 giorni ha dimostrato che l'aumento dell'età e la pneumonectomia destra sono stati associati con un elevato rischio di mortalità a 30 giorni. La Cox a variabili multiple ha dimostrato che l'aumento dell'età era predittivo di minore sopravvivenza e che la terapia neoadiuvante non conferiva un vantaggio di sopravvivenza rispetto alla terapia adiuvante (p = 0,59). Le Conclusioni degli autori sono che la maggior parte dei pazienti che richiedono pneumonectomia per lo stadio III riceve chemioradioterapia neoadiuvante, senza un miglioramento della sopravvivenza. In questi pazienti, la resezione chirurgica, seguita da chemioradioterapia adiuvante, può fornire risultati equivalenti a lungo termine.

Stephen R. Broderick, Aalok P. Patel, Traves D. Crabtree, Jennifer M. Bell, Daniel Morgansztern, Clifford G. Robinson, Daniel Kreisel, A. Sasha Krupnick, G. Alexander Patterson, Bryan F. Meyers, Varun Puri.
Ann Thorac Surg 2016;101:451-458. http://dx.doi.org/10.1016/j.athoracsur.2015.07.022.

2015

novembre

Endobronchial Valves for Challenging Air Leaks.
Questo studio retrospettivo americano si focalizza sul trattamento delle perdite aeree prolungate mediante posizionamento non chirurgico (broncoscopico) di valvole endobronchiali, con il risultato di permettere la rimozione del drenaggio pleurico e quindi la dimissione del paziente.
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Questo studio retrospettivo americano si focalizza sul trattamento delle perdite aeree prolungate mediante posizionamento non chirurgico (broncoscopico) di valvole endobronchiali, con il risultato di permettere la rimozione del drenaggio pleurico e quindi la dimissione del paziente. Tutti i pazienti dello studio sono stati sottoposti ad un trattamento broncoscopio per perdite aeree prolungate: la perdita aerea è stata identificata mediante occlusione con palloncino del bronco tributario, e quindi è stata posizionata la valvola endobronchiale unidirezionale della corretta misura. In un periodo di 18 mesi 21 pazienti sono stati sottoposti a 24 procedure di posizionamento di valvole unidirezionali per un totale di 88 valvole posizionate (mediana 3, media 3,6; range 1-12). L’età dei pazienti variava dai 16 mesi ai 70 anni. Ci sono stati 3 decessi dovuti alla patologia di base, non collegati al posizionamento delle valvole. Tutti i rimanenti pazienti hanno potuto rimuovere il tubo di drenaggio pleurico (mediana 15 giorni, media 21 giorni, range 0-86), e la mediana della durata del ricovero dall’ultima procedura broncoscopia è stata di 5 giorni (range 0-196). In conclusione perdite aeree persistenti e prolungate possono essere difficili da trattare e richiedere trattamenti multipli. Le valvole endobronchiali sono un trattamento poco invasivo, tuttavia il tempo di rimozione del drenaggio pleurico e la durata della degenza sono varibili, dipendendo fa stato clinico e malattie concomitanti.

Reed MF, Gilbert CR, Taylor MD, Toth JW.
Ann Thorac Surg. 2015 Oct;100(4):1181-6. doi: 10.1016/j.athoracsur.2015.04.104.
Surgical Techniques and Long-Term Results of Pulmonary Artery Reconstruction in patients With Lung Cancer.
Questo studio, ad opera del gruppo dello IEO di Milano, presenta i risultati delle procedure di ricostruzione parziale o circonferenziale dell’arteria polmonare (AP) in pazienti operati per carcinoma polmonare.
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Questo studio, ad opera del gruppo dello IEO di Milano, presenta i risultati delle procedure di ricostruzione parziale o circonferenziale dell’arteria polmonare (AP) in pazienti operati per carcinoma polmonare. Dal 1998 al 2013 sono stati operati 150 pazienti, 146 con una resezione parziale (113 con una stutura continua e 33 con un patch di pericardio) e 4 con una resezione circonferenziale (ricostruzione con protesi in pericardio bovino). In 56 pazienti si è associata una resezione/anastomosi bronchiale (“sleeve”). Stadiazione WHO dei pazienti: 32 stadio I, 43 stadio II, 51 stadio IIIA , 17 stadio IIIB in 17. 75 pazienti erano stati sottoposti ad un trattamento chemioterapico di induzione e 7 pazienti hanno avuto una risposta patologica completa. La mortalità a 30 giorni è stata del 3.3% (n = 5), con due pazienti deceduti per emottisi massiva. Ci sono state complicazioni polmonari in 33 pazienti, cardiache in 28, e perdite aeree prolungate in 17. La sopravvivenza globale a 5 e 10 anni è stata rispettivamente del 50% e del 39%. La differenza della sopravvivenza a 5 e a 10 anni tra gli stadi I e II vs stadio III è risultata significativa, rispettivamente del 66% vs 32% e del 56% vs 20% (p < 0.0001). La sopravvivenza a 5 anni è stata del 61% per i pazienti con stato linfonodale N0 o N1, vs 28% per i pazienti N2, con rispettive percentuali di sopravvivenza a 10 anni del 45% vs 28% (p = 0.001). La chemioterapia di induzione non ha influenzato la sopravvivenza. Stadio avanzato, presenza N2, e carcinoma squamoso sono risultati essere dei fattori prognostici negativi all’analisi multivariata. Gli autori concludono che la ricostruzione dell’AP è una tecnica chirurgica sicura, che può assicurare un’eccellente sopravvivenza a lungo termine nei pazienti con tumore del polmone, e consigliano tale tecnica come alternativa efficace alla pneumonectomia in pazienti selezionati.

Galetta D(1), Borri A(2), Gasparri R(2), Petrella F(2), Spaggiari L(3)
Ann Thorac Surg. 2015 Oct;100(4):1196-202. doi: 10.1016/j.athoracsur.2015.04.124.

luglio

ESR/ERS white paper on lung cancer screening
La TC a basse dosi di radiazioni ha dimostrato un beneficio di sopravvivenza nello screening dei soggetti ad alto rischio di cancro al polmone. La Società Europea di Radiologia e l’European Respiratory Society raccomandano lo screening del cancro del polmone all'interno di studi clinici o nella pratica clinica di routine presso centri multidisciplinari certificati. Il lavoro analizza i requisiti minimi dei centri.
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La TC a basse dosi di radiazioni ha dimostrato un beneficio di sopravvivenza nello screening dei soggetti ad alto rischio di cancro al polmone. La Società Europea di Radiologia e l’European Respiratory Society raccomandano lo screening del cancro del polmone all'interno di studi clinici o nella pratica clinica di routine presso centri multidisciplinari certificati. Il lavoro analizza i requisiti minimi dei centri.

Hans-Ulrich Kauczor, Lorenzo Bonomo, Mina Gaga, Kristiaan Nackaerts, Nir Peled, Mathias Prokop, Martine Remy-Jardin, Oyunbileg von Stackelberg and Jean-Paul Sculier on behalf of the European Society of Radiology (ESR) and the European Respiratory Society (ERS)
Eur Respir J 2015;46:28–39
Combined endobronchial and oesophageal endosonography for the diagnosis and staging of lung cancer
European Society of Gastrointestinal Endoscopy (ESGE) Guideline, in cooperation with the European Respiratory Society (ERS) and the European Society of Thoracic Surgeons (ESTS)
Si tratta delle linee guida ufficiali della Società Europea di Endoscopia Gastrointestinale (ESGE), realizzato in collaborazione con la European Respiratory Society (ERS) e la Società Europea di Chirurgia Toracica (ESTS).
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Si tratta delle linee guida ufficiali della Società Europea di Endoscopia Gastrointestinale (ESGE), realizzato in collaborazione con la European Respiratory Society (ERS) e la Società Europea di Chirurgia Toracica (ESTS).

Peter Vilmann, Paul Frost Clementsen, Sara Colella, Mette Siemsen, Paul De Leyn, Jean-Marc Dumonceau, Felix J. Herth, Alberto Larghi, Enrique Vazquez-Sequeiros, Cesare Hassan, Laurence Crombag, Daniël A. Korevaar, Lars Konge and Jouke T. Annema
Eur Respir J 2015;46:40–60.
Is bronchoscopy necessary in the preoperative workup of a solitary pulmonary nodule?
Questo studio ha valutato il ruolo della broncoscopia nella valutazione preoperatoria dei pazienti con noduli polmonari solitari (SPN). Nella valutazione preoperatoria dei SPN, la broncoscopia può evidenziare la malignità dei SPN di dimensioni maggiori e nei pazienti di sesso maschile. La broncoscopia non è indicata nei SPN che si presentano come opacità a vetro smerigliato alla TC.
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Questo studio ha valutato il ruolo della broncoscopia nella valutazione preoperatoria dei pazienti con noduli polmonari solitari (SPN). Nella valutazione preoperatoria dei SPN, la broncoscopia può evidenziare la malignità dei SPN di dimensioni maggiori e nei pazienti di sesso maschile. La broncoscopia non è indicata nei SPN che si presentano come opacità a vetro smerigliato alla TC.

Yiliang Zhang, Yang Zhang, Sufeng Chen, Yuan Li, Yongfu Yu, Yihua Sun, Haiquan Chen.
J Thor Cardiovasc Surg 2015;150:36–40.

giugno

Diagnostic utility and accuracy of rapid on-site evaluation of bronchoscopic brushings
Lo scopo dello studio è stato quello di determinare l'accuratezza della ROSE nel determinare la diagnosi finale sui brushing transbronchiali delle lesioni polmonari periferiche. La ROSE ha un valore predittivo molto alto per la diagnosi del cancro e riduce i tempi della procedura. ...leggi
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Lo scopo dello studio è stato quello di determinare l'accuratezza della ROSE nel determinare la diagnosi finale sui brushing transbronchiali delle lesioni polmonari periferiche. La ROSE ha un valore predittivo molto alto per la diagnosi del cancro e riduce i tempi della procedura. Inoltre, può ridurre le complicanze, migliorare il rapporto costo-efficacia, e implementare le prestazioni della diagnostica broncoscopia attraverso un feedback in tempo reale.

Daniel P. Steinfort, Tracy L. Leong, Irena F. Laska, Anne Beaty, Alpha Tsui and Louis B. Irving.
ERJ 2015;45:1653-1660.
ERS Monograph, 2015
Il cancro del polmone è la causa più comune di morte per cancro in tutto il mondo: quasi uno su cinque decessi. La maggior parte dei pazienti affetti da cancro del polmone sono diagnosticati in stadio avanzato ...leggi
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Il cancro del polmone è la causa più comune di morte per cancro in tutto il mondo: quasi uno su cinque decessi. La maggior parte dei pazienti affetti da cancro del polmone sono diagnosticati in stadio avanzato e per molti di loro, non esistono attualmente opzioni terapeutiche curative, il che significa che la sopravvivenza a lungo termine è ancora bassa. Tuttavia, sono stati fatti enormi progressi durante l'ultimo decennio. Questa monografia offre una panoramica completa delle attuali conoscenze e dei progressi nel cancro del polmone: screening; controllo del tabacco; diagnosi; terapia; trattamento del cancro del polmone in stadio precoce, sia dal punto di vista del radioterapista che del chirurgo.

ERS Monograph, 2015.
Edited by Anne-Marie C. Dingemans, Martin Reck, and Virginie Westeel.
Video-Assisted Thoracoscopic Bilobectomy
Con l'evoluzione della chirurgia minimamente invasiva, gli interventi chirurgici più complessi vanno ridefiniti da un punto di vista tecnico. In questo lavoro, si segnalano alcune delle considerazioni tecniche della bilobectomia videotoracoscopica. ...leggi
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Con l'evoluzione della chirurgia minimamente invasiva, gli interventi chirurgici più complessi vanno ridefiniti da un punto di vista tecnico. In questo lavoro, si segnalano alcune delle considerazioni tecniche della bilobectomia videotoracoscopica.

Puja Gaur
Operative Techniques in Thoracic and Cardiovascular Surgery 2014;19:414–432.
Using Clinical Risk Models for Lung Nodule Classification
La valutazione e la diagnosi dei noduli polmonari indeterminati è un onere significativo e crescente. L'avvento dello screening per il cancro del polmone con TC a basso dosaggio aggrava questo problema. Esistono più modelli che possono aiutare il medico a diagnosticare il cancro al polmone. ...leggi
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La valutazione e la diagnosi dei noduli polmonari indeterminati è un onere significativo e crescente. L'avvento dello screening per il cancro del polmone con TC a basso dosaggio aggrava questo problema. Esistono più modelli che possono aiutare il medico a diagnosticare il cancro al polmone. Il PLCO model aiuta a determinare chi ha bisogno dello screening per il cancro del polmone, ed i modelli McWilliams e Mayo contribuiscono a guidare il clinico stimando la probabilità di cancro nei pazienti con noduli. Il TREAT model aiuta i chirurghi nel determinare quale nodulo polmonare abbia bisogno di ulteriori accertamenti diagnostici.

Stephen A. Deppen, Eric L. Grogan.
Seminars in Thoracic and Cardiovascular Surgery 2015;27:30–35.
Beneficial effects of perioperative statins for major pulmonary resection
L'obiettivo primario dello studio è stato quello di determinare se l'uso di atorvastatina nel perioperatorio riduca il tasso di complicanze postoperatorie nei pazienti sottoposti a resezione polmonare. Lo studio è stato prospettico, randomizzato, controllato con placebo ...leggi
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L'obiettivo primario dello studio è stato quello di determinare se l'uso di atorvastatina nel perioperatorio riduca il tasso di complicanze postoperatorie nei pazienti sottoposti a resezione polmonare. Lo studio è stato prospettico, randomizzato, controllato con placebo, in doppio cieco su pazienti sottoposti a resezione polmonare elettiva che hanno ricevuto atorvastatina (40 mg al giorno) vs placebo con inizio 1 settimana prima dell'intervento chirurgico e continuata per 1 settimana dopo l'intervento. Gli autori hanno riscontrato nei pazienti trattati con atorvastatina una riduzione del numero di complicanze cardiovascolari e polmonari clinicamente importanti rispetto al gruppo trattato con placebo.

David Amar, Bernard Park, Hao Zhang, Weiji Shi, Martin Fleisher, Howard T. Thaler, Valerie W. Rusch.
The Journal of Thoracic and Cardiovascular Surgery 2015;149:1532–1538.
British Thoracic Society guidelines for the investigation and management of pulmonary nodules
Sono disponibili le nuove linee guida BTS per la gestione dei noduli polmonari. Le linee guida saranno pubblicate come supplemento al numero di agosto 2015 di Thorax. Queste linee guida si basano su un'ampia e dettagliata revisione della letteratura. Ciò ha consentito lo sviluppo di algoritmi per la gestione dei noduli polmonari che dovrebbe portare ad una maggiore efficienza di risorse e di risultati. ...leggi
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Sono disponibili le nuove linee guida BTS per la gestione dei noduli polmonari. Le linee guida saranno pubblicate come supplemento al numero di agosto 2015 di Thorax. Queste linee guida si basano su un'ampia e dettagliata revisione della letteratura. Ciò ha consentito lo sviluppo di algoritmi per la gestione dei noduli polmonari che dovrebbe portare ad una maggiore efficienza di risorse e di risultati.

M E J Callister, D R Baldwin, A R Akram, et al.
British Thoracic Society Pulmonary Nodule Guideline Development Group on behalf of the British Thoracic Society Standards of Care Committee Thorax 2015;70:ii1–ii54.
Surgically resected solitary cavitary lung adenocarcinoma: association between clinical, pathologic, and radiologic findings and prognosis.
Questo studio retrospettivo giapponese si focalizza sul comportamento degli adenocarcinomi sottoposti a chirurgia che si presentavano alla TAC torace eseguita prima della chirurgia “cavitati” (o “escavati”), ovvero con la presenza di uno spazio aereo nel tumore primitivo >5mm. ...leggi
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Questo studio retrospettivo giapponese si focalizza sul comportamento degli adenocarcinomi sottoposti a chirurgia che si presentavano alla TAC torace eseguita prima della chirurgia “cavitati” (o “escavati”), ovvero con la presenza di uno spazio aereo nel tumore primitivo >5mm.
In un periodo di 10 anni (tra 1998 e 2007), sono stati considerati 2316 pazienti affetti da adenocarcinoma primitivo polmonare operati in prima battuta senza essere stati sottoposti a trattamenti chemioterapici o radioterapici di induzione. Tra questi, sono stati considerate per lo studio 143 pazienti (6.2%) con adenocarcinoma polmonare cavitato alla TAC preoperatoria.
La presenza di un adenocarcinoma cavitato è risultato più frequente nel genere maschile (p < 0.001), nei pazienti con storia presente o attuale di fumo di sigaretta (p < 0.001), nei tumori più grandi di 5 cm (p < 0.001), nei tumori insorti nei lobi inferiori (p < 0.001), in presenza di metastasi linfonodali (p = 0.02), stadio tumorale più avanzato (p = 0.04), nei pazienti in cui si è poi osservata una recidiva precoce (p < 0.01), e nei sottotipi papillari (p = 0.02) o con caratteristiche radiologiche prevalentemente solide (p < 0.01); e nei pazienti con evidenza di invasione vascolare (p < 0.001), linfatica (p = 0.04), o pleurica (p < 0.01).
Un’analisi della sopravvivenza secondo Kaplan-Meier ha evidenziato una sopravvivenza globale ed una sopravvivenza libera da malattia significativamente inferiore rispetto a quella dei pazienti operati per adenocarcinoma non cavitato (p < 0.001). L’analisi multivariata ha confermato che la presenza di una cavitazione nei pazienti con adenocarcinoma risulta essere un fattore prognostico indipendente (p = 0.028).
Concludendo, gli autori sottolineano come l’adenocarcinoma escavato abbia delle caratteristiche prognostiche clinico-patologiche peggiori rispetto al non escavato, pertanto consigliano di considerarlo come un’entità clinica indipendente.

Watanabe Y, Kusumoto M, Yoshida A, Suzuki K, Asamura H, Tsuta K.
Ann Thorac Surg. 2015;99: 968-74 doi: 10.1016/j.athoracsur.2014.10.040.
Effects of Delayed Surgical Resection on Short-Term and Long-Term Outcomes in Clinical Stage I Non-Small Cell Lung Cancer
Questo studio, scritto dal gruppo di lavoro di St.Louis, analizza cause ed effetti del ritardo nelle cure nei pazienti con diagnosi di NSCLC (dati del Registro Tumori Americano, National Cancer Data Base -NCDB). La definizione di ritardo nella resezione chirurgica è stata definita come tempo maggiore di 8 settimane dalla diagnosi. In base a questo criterio dal 1998 al 2010 39995 pazienti affetti da NSCLC in stadio clinico I sono stati operati entro le otto settimane, mentre 15658 sono stati sottoposti a chirurgia dopo questo periodo. 27022 pazienti sono stati analizzati utilizzando un modello “propensity-matched”. Risultato: i pazienti con trattamento ritardato sono risultati più facilmente affetti da uno stadio patologico maggiore (18.3% stadio 2 o superiore versus 16.6%, p < 0.001), hanno avuto una mortalità a 30 giorni maggiore (2.9% vs 2.4%, p [ 0.01), ed una ridotta mediana di sopravvivenza (57.7 ± 1.0 mesi versus 69.2 ± 1.3 mesi, p < 0.001). Questi pazienti inoltre sono stati più facilmente sottoposti a resezioni sublobari (17.2% vs 13.1%, p < 0.001). Conclusioni. I pazineti sottoposti a Chirurgia dopo 8 settimane dalla diagnosi sono maggiormente affetti da comorbidità che possono influenzare la capacità di essere sottoposti a chirurgia e il fatto di avere una maggiore mortalità postoperatoria. Tuttavia il ritardato trattamento chirurgico dei tumori si è rivelato associato con un aumentato rischio di sovrastadiazione e una ridotta mediana di sopravvivenza. ...leggi
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Questo studio, scritto dal gruppo di lavoro di St.Louis, analizza cause ed effetti del ritardo nelle cure nei pazienti con diagnosi di NSCLC (dati del Registro Tumori Americano, National Cancer Data Base -NCDB). La definizione di ritardo nella resezione chirurgica è stata definita come tempo maggiore di 8 settimane dalla diagnosi. In base a questo criterio dal 1998 al 2010 39995 pazienti affetti da NSCLC in stadio clinico I sono stati operati entro le otto settimane, mentre 15658 sono stati sottoposti a chirurgia dopo questo periodo. 27022 pazienti sono stati analizzati utilizzando un modello “propensity-matched”. Risultato: i pazienti con trattamento ritardato sono risultati più facilmente affetti da uno stadio patologico maggiore (18.3% stadio 2 o superiore versus 16.6%, p < 0.001), hanno avuto una mortalità a 30 giorni maggiore (2.9% vs 2.4%, p [ 0.01), ed una ridotta mediana di sopravvivenza (57.7 ± 1.0 mesi versus 69.2 ± 1.3 mesi, p < 0.001). Questi pazienti inoltre sono stati più facilmente sottoposti a resezioni sublobari (17.2% vs 13.1%, p < 0.001). Conclusioni. I pazineti sottoposti a Chirurgia dopo 8 settimane dalla diagnosi sono maggiormente affetti da comorbidità che possono influenzare la capacità di essere sottoposti a chirurgia e il fatto di avere una maggiore mortalità postoperatoria. Tuttavia il ritardato trattamento chirurgico dei tumori si è rivelato associato con un aumentato rischio di sovrastadiazione e una ridotta mediana di sopravvivenza.
Gli autori pertanto consigliano di cercare di ottimizzare I tempi per ridurre il più possibile il ritardo di trattamento anche nei pazienti con aumentato rischio operatorio.

Samson P , Patel A, Garrett T, Crabtree T, Kreisel D, Krupnick AS, Patterson GA, Broderick S, Meyers BF, Puri V
Ann Thorac Surg 2015;99:1906–13 DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.athoracsur.2015.02.022

maggio

Diffusion-weighted magnetic resonance imaging in preoperative assessment of non-small cell lung cancer.
La risonanza magnetica con studio pesato della diffusione (DWI) mostra frequentemente un segnale alterato (in termini di eterogeneità di intensità di segnale –SI) nei pazienti affetti da NSCLC. L’obiettivo dello studio di questo gruppo giapponese è di valutare l’associazione tra SI nei differenti quadri radiologici DWI per quanto riguarda l’istologia, l’invasività del tumore, la presenza di linfonodi metastatici e la captazione della PET con FDG nei pazienti con NSCLC. ...leggi
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La risonanza magnetica con studio pesato della diffusione (DWI) mostra frequentemente un segnale alterato (in termini di eterogeneità di intensità di segnale –SI) nei pazienti affetti da NSCLC. L’obiettivo dello studio di questo gruppo giapponese è di valutare l’associazione tra SI nei differenti quadri radiologici DWI per quanto riguarda l’istologia, l’invasività del tumore, la presenza di linfonodi metastatici e la captazione della PET con FDG nei pazienti con NSCLC.
155 pazienti affetti da NSCLC sono quindi stati sottoposti sia a DWI e FDG-PET, stratificando i pazienti in due gruppi, con intensità di segnale omogeneo (n=81, ulteriormente divisi in tenui n=27 e scuro n=54 a secondo di un valore soglia di SI) e eterogeneo (n=54).
Tutti i pazienti dello studio del sottogruppo omogeneo-tenue sono risultati essere adenocarcinomi ben differenziati, mentre gli omogenei-scuri e gli eterogenei sono risultati essere adenocarcinomi G2-3 o non-adenocarcinomi. Le dimensioni del tumore, la frequenza di invasione linfatica o vascolare, l’invasione pleurica o le metastasi linfonodali sono risultate essere maggiori nei tumori del gruppo eterogeneo, seguiti dal sottogruppo dei tumori omogenei-scuri (p<0.001). I tumori del gruppo eterogeneo sono risultati essere quelli più captanti alla FDG-PET, seguiti dagli omogenei-scuri e quindi dagli omogenei-tenui.
La conclusione di questo studio è che l’Intensità di segnale della RMN con studio pesato della diffusione (DWI) riflette con accuratezza nei pazienti con NSCLC l’eterogeneità istologica, l’aggressività biologica e la diversa captazione alla PET dei diversi tumori.

Nomori H, Cong Y, Abe M, Sugimura H, Kato Y.
J Thorac Cardiovasc Surg. 2015 Apr;149(4):991-6. doi: 10.1016/j.jtcvs.2015.01.019.
Comparing diffusion-weighted imaging and positron emission tomography for pulmonary nodules measuring from 1 to 3 cm in size.
Il gruppo di lavoro presenta I risultati di uno studio comparativo tra risonanza magnetica con studio pesato della diffusione (DWI) e FDG-PET. ...leggi
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Il gruppo di lavoro presenta I risultati di uno studio comparativo tra risonanza magnetica con studio pesato della diffusione (DWI) e FDG-PET.
Gli autori considerano 87 pazienti con noduli polmonari tra 1-3 cm (66 NSCLC e 21 lesioni benigne).
Nello studio si è rtilevato una sensibilità di 0.86 per la DWI e di 0.71 per la PET ed una specificità di 0.90 per la DWI e di 0.81 per la PET. La sensibilità della DWI è risultata essere significativamente maggiore di quella della PET (p = 0.013), specialmente per l’istotipo adenocarcinoma (p=0.012). L’intensità di segnale (SI) della DWI ed il SUV della PET sono risultati essere entrambi maggiori nei tumori con maggiore aggressività istologica o con metastasi linfonodali.

Nomori H, Cong Y, Sugimura H, Kato Y.
Surg Today. 2015 Feb 13. [Epub ahead of print] PubMed PMID: 25673032.
Lung Cancer Screening
Fino al NLST, i risultati dello screening per il cancro del polmone erano discutibili. Il NLST ha evidenziato una riduzione del 20% di mortalità per cancro al polmone; anche se, allo stesso tempo, ha sollevato molte domande legittime... leggi
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Fino al NLST, i risultati dello screening per il cancro del polmone erano discutibili. Il NLST ha evidenziato una riduzione del 20% di mortalità per cancro al polmone; anche se, allo stesso tempo, ha sollevato molte domande legittime sulla sua attuazione indiscriminata in una scala più ampia. Questo numero di Thoracic Surgery Clinics dedicato allo screening per il cancro del polmone è destinato a guidare il lettore attraverso una dettagliata analisi dei modelli di screening del passato, degli studi europei in corso, delle politiche sanitarie e dei costi dello screening sia statunitensi che europei.

Thoracic Surgery Clinics 2015;25:1-237
2nd ESMO Consensus Conference on Lung Cancer: early-stage non-small-cell lung cancer consensus on diagnosis, treatment and follow-up.
35 esperti si sono riuniti per affrontare diverse domande aperte sul NSCLC nelle seguenti aree ...leggi
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35 esperti si sono riuniti per affrontare diverse domande aperte sul NSCLC nelle seguenti aree: anatomia patologica e biomarcatori molecolari, trattamenti di prima/seconda linea e nuove linee di trattamento in fase avanzata della malattia, malattia in stadio precoce e malattia localmente avanzata.

Vansteenkiste J, Crinò L, Dooms C, Douillard JY, Faivre-Finn C, Lim E, Rocco G, Senan S, Van Schil P, Veronesi G, Stahel R, Peters S, Felip E; Panel Members; Panel Members.
Change of junctions between stations 10 and 4 in the new international association for the study of lung cancer lymph node map: a validation study from a single, tertiary referral hospital experience.
Alcuni tumori stadiati come N2, con la classificazione MD-ATS, sono in realtà N1 per la classificazione ...leggi
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Alcuni tumori stadiati come N2, con la classificazione MD-ATS, sono in realtà N1 per la classificazione IASLC. Gli autori hanno valutato l’efficacia della classificazione linfonodale IASLC nella stratificazione della prognosi nei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule e metastasi nelle stazioni linfonodali 4 o 10.

_authors_Lee S, Lee HY, Lee KS, Yie M, Zo J, Shim YM, Han J, Ahn JH.
Chest 2015;147:1299-306.
Staging of lung cancer: the role of noninvasive, minimally invasive and invasive techniques
Lo staging ed il restaging del tumore primitivo e dei linfonodi mediastinici nei pazienti con cancro del polmone è di notevole importanza. Per i tumori primitivi, si raccomanda la TC del torace. La PET deve essere usata nei pazienti in previsione di un trattamento a intento curativo per valutare la malattia metastatica. ...leggi
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Lo staging ed il restaging del tumore primitivo e dei linfonodi mediastinici nei pazienti con cancro del polmone è di notevole importanza. Per i tumori primitivi, si raccomanda la TC del torace. La PET deve essere usata nei pazienti in previsione di un trattamento a intento curativo per valutare la malattia metastatica. La diagnosi del tumore dovrebbe essere eseguita utilizzando la broncoscopia o l’agoaspirato TC-guidato. Nei pazienti con adenopatie mediastiniche e senza metastasi a distanza, è necessario uno staging invasivo del mediastino. In caso di linfonodi sospetti N2 o malattia sospetta N3, l’EBUS, EUS o una combinazione di entrambi, sono da preferire a qualsiasi tecnica stadiazione chirurgica. In caso di linfonodi sospetti e EBUS/EUS negativi, deve essere eseguita una stadiazione chirurgica invasiva con mediastinoscopia o VATS. Nei tumori centrali o N1, è indicata una stadiazione invasiva preoperatoria. La ristadiazione dopo terapia di induzione rimane un argomento controverso. Né la TC, né la PET/TC sono abbastanza precise ed è ancora raccomandata una metodica invasiva che fornisca informazioni citoistologiche.

Stamatis G.
ERJ May 14, 2015, doi: 10.1183/09031936.00126714
Diagnosing and Staging Lung Cancer Involving the Mediastinum
L’articolo fornisce un aggiornamento sui metodi per la stadiazione mediastinica in pazienti ...leggi
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L’articolo fornisce un aggiornamento sui metodi per la stadiazione mediastinica in pazienti con cancro del polmone. Si tratta di una revisione degli ultimi studi pubblicati di recente con una sintesi delle linee guida che affrontano il ruolo della TC, PET, EBUS-TBNA, e mediastinoscopia.

Dan Murgu S.
Chest 2015;147:1401 – 12.

aprile

Natural History of Typical Pulmonary Carcinoid Tumors: a Comparison of Non surgical and Surgical Treatment
La storia naturale dei carcinoidi tipici polmonari non è completamente conosciuta; tuttavia ha importanti implicazioni per l’indicazione chirurgica nei pazienti anziani ...leggi
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La storia naturale dei carcinoidi tipici polmonari non è completamente conosciuta; tuttavia ha importanti implicazioni per l’indicazione chirurgica nei pazienti anziani o in pazienti ad alto rischio. Nella coorte in studio in questo lavoro, la resezione chirurgica dei carcinoidi N0 è associata a un vantaggio di sopravvivenza rispetto al trattamento non chirurgico. Tuttavia, la sopravvivenza specifica per la patologia è ancora alta senza alcun trattamento. Il che suggerisce che l'osservazione di carcinoidi asintomatici periferici tipici o la gestione endoscopica di carcinoidi centrali sintomatici possa essere considerata in pazienti ad alto rischio per resezione chirurgica.

Raz DJ, Nelson RA, Grannis FW, Kim JY.
Chest 2015;147:1111-7. doi: 10.1378/chest.14-1960.
Using Clinical Risk Models for Lung Nodule Classification
La valutazione e la diagnosi dei noduli polmonari indeterminati è un significativo e crescente onere per i sistemi sanitari. L'avvento dello screening del cancro ai polmoni con TC a basse dosi aggrava questo problema e quindi i chirurghi valuteranno ...leggi
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La valutazione e la diagnosi dei noduli polmonari indeterminati è un significativo e crescente onere per i sistemi sanitari. L'avvento dello screening del cancro ai polmoni con TC a basse dosi aggrava questo problema e quindi i chirurghi valuteranno noduli sempre più piccoli scoperti allo screening. Esistono più modelli clinici di rischio per il cancro al polmone. Il modello PLCO aiuta a determinare chi ha bisogno dello screening; i modelli McWilliams o Mayo possono stimare la probabilità di cancro in pazienti con noduli polmonari indeterminati. Il modello TREAT assiste i chirurghi per determinare chi abbia bisogno di una biopsia chirurgica nei pazienti con lesioni sospette. Sono tuttavia necessari ulteriori studi per sviluppare gli strumenti di supporto alle decisioni che facilitino l'utilizzo di questi modelli nella pratica clinica.

Deppen SA, Grogan EL.
Semin Thoracic Surg, http://dx.doi.org/10.1053/j.semtcvs.2015.04.001
Prognostic factors after surgical resection of N1 non-small cell lung cancer
Il NSCLC N1 è associato a tassi di sopravvivenza a 5 anni che vanno dal 7% al 55%. Per spiegare questa prognosi eterogenea numerosi fattori sono stati presi in causa in modo indipendente, ma il loro peso relativo sulla sopravvivenza a lungo termine è ancora sconosciuto. Gli autori hanno analizzato i pazienti sottoposti a resezione ...leggi
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Il NSCLC N1 è associato a tassi di sopravvivenza a 5 anni che vanno dal 7% al 55%. Per spiegare questa prognosi eterogenea numerosi fattori sono stati presi in causa in modo indipendente, ma il loro peso relativo sulla sopravvivenza a lungo termine è ancora sconosciuto. Gli autori hanno analizzato i pazienti sottoposti a resezione chirurgica in due centri francesi dal 1993 al 2010. La sopravvivenza globale (OS) dei pazienti sottoposti a chirurgia per malattia pN1 è stato analizzata in base al tipo di estensione, numero di LN metastatici, numero e posizione anatomica delle stazioni metastatiche. In pazienti con pN1 NSCLC, il numero di stazioni metastatiche e la loro posizione hanno un valore prognostico negativo.

Mordant P, Pricopi C, Legras A, Arame A, Foucault C, Dujon A, Le Pimpec-Barthes F, Riquet M.
Eur J Surg Oncol 2015;41:696-701. doi:10.1016/j.ejso.2014.10.003.

marzo

The International Thymic Malignancy Interest Group Thymic Initiative: A State-of-the-Art Study of Thymic Malignancies
Le neoplasie del timo sono relativamente rare. Una mancanza generale di conoscenze, idee sbagliate circa la possibile benignità delle stesse, confusione sulla definizione di termini, e la variabilità nei risultati ...leggi
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Le neoplasie del timo sono relativamente rare. Una mancanza generale di conoscenze, idee sbagliate circa la possibile benignità delle stesse, confusione sulla definizione di termini, e la variabilità nei risultati hanno ulteriormente ostacolato i progressi in queste malattie. L’International Thymic Malignancy Interest Group è stato creato per rispondere a queste sfide e ha riunito una comunità multidisciplinare a livello mondiale determinata a migliorare i risultati per i pazienti. Gli autori descrivono i primi risultati ottenuti.

Detterbeck, Frank et al.
Endobronchial Ultrasound-guided Transbronchial Needle Aspiration for Systematic Nodal Staging of Lung Cancer in Patients with N0 Disease by Computed Tomography and Integrated Positron Emission Tomography-Computed Tomography
I dati riguardanti la sensibilità dell’EBUS – TBNA nella stadiazione del cancro del polmone in pazienti con malattia N0 radiografica è scarsa. L’articolo ha valutato valutare la sensibilità e il valore predittivo negativo dell’EBUS-TBNA in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule ...leggi
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I dati riguardanti la sensibilità dell’EBUS – TBNA nella stadiazione del cancro del polmone in pazienti con malattia N0 radiografica è scarsa. L’articolo ha valutato valutare la sensibilità e il valore predittivo negativo dell’EBUS-TBNA in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule e malattia N0 alla CT ed alla PET – CT. Il tasso di falsi negativi complessivo è stato del 5.5% (sensibilità 60%; specificità 100%, e valore predittivo negativo 93,4%).

Ong P, Grosu H, Eapen GA, Rodriguez M, Lazarus D, Ost D, Jimenez CA, Morice R, Bandi V, Tamara L, Cornwell L, Green L, Zhu A, Casal RF
Predictors of survival after operation among patients with large cell neuroendocrine carcinoma of the lung. Ann Thorac Surg. 2015 Mar;99(3):983-9. doi:10.1016/j.athoracsur.2014.10.015. Epub 2015 Jan 14. PubMed PMID: 25596870.
I carcinomi neuroendocrini a grandi cellule del polmone sono un raro sottotipo dei NSCLC caratterizzati da una cattiva prognosi e da un alto tasso di recidiva dopo chirurgia radicale. ...leggi
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I carcinomi neuroendocrini a grandi cellule del polmone sono un raro sottotipo dei NSCLC caratterizzati da una cattiva prognosi e da un alto tasso di recidiva dopo chirurgia radicale.
Gli Autori di questo interessante studio hanno analizzato i risultati di 57 pazienti operati in un intervallo di tempo di circa 10 anni, cercando di identificare i fattori di rischio associati ad una cattiva prognosi.
A fronte di una percentuale di resezioni complete pari al 91%, si sono osservate recidive in 28 pazienti su 57 (49%). Sono risultati fattori prognostici negativi statisticamente significativi la presenza di uno status linfonodale pN1 (p<0.025) o pN2 (p<0.02) e l’espressione simultanea di Cromogranina A e CD56 (p<0.04).
Come conclusione gli Autori ritengono che la chirurgia sia utile in casi selezionati, e suggeriscono di valutare la prognosi in base all’istologia, considerando, oltre allo stato linfonodale, l’aspetto immunoistochimico per decidere se proporre un trattamento adiuvante o seguire i pazienti con controlli periodici ad intervalli ravvicinati.

Eichhorn F, Dienemann H, Muley T, Warth A, Hoffmann H.
Solid Component and Tumor Size Correlate With Prognosis of Stage IB Lung Adenocarcinoma
Questo interessante lavoro retrospettivo su 187 pazienti operati affetti da adenocarcinoma polmonare in stadio Ib indagando sui fattori prognostici che, presenti all’analisi univariata, risultassero confermati come fattori indipendenti all’analisi statistica multivariata. ...leggi
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Questo interessante lavoro retrospettivo su 187 pazienti operati affetti da adenocarcinoma polmonare in stadio Ib indagando sui fattori prognostici che, presenti all’analisi univariata, risultassero confermati come fattori indipendenti all’analisi statistica multivariata.
L’analisi multivariata ha dimostrato che la dimensione del tumore è un fattore prognostico negativo indipendente per quanto riguarda la sopravvivenza globale (HR, 2.083; 95% CI, 1.433 to 3.029; p < 0.001) e la sopravvivenza libera da malattia (HR, 2.036; 95% CI, 1.546 to 2.681; p < 0.001), mentre la presenza di una componente solida risultava un fattore prognostico indipendente solo per la sopravvivenza libera da malattia (HR, 2.045; 95% CI, 1.172 to 3.568; p = 0.012).

Xu S, Xi J, Jiang W, Lu S, Wang Q.
Ann Thorac Surg. 2015 Mar;99(3):961-7. doi: 10.1016/j.athoracsur.2014.10.079. Epub 2015 Jan 27. PubMed PMID: 25633461.

febbraio

Positron emission tomography in the diagnostic work-up of screening-detected lung nodules.
Lo screening per il tumore polmonare con TC a basse dosi di radiazioni può ridurre la mortalità per tumore polmonare; tuttavia andrebbero evitati falsi positivi e procedure invasive eseguite in pazienti con noduli benigni ...leggi
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Lo screening per il tumore polmonare con TC a basse dosi di radiazioni può ridurre la mortalità per tumore polmonare; tuttavia andrebbero evitati falsi positivi e procedure invasive eseguite in pazienti con noduli benigni. Gli Autori hanno valutato l’utilità della PET nella caratterizzazione dei noduli polmonari diagnosticati allo screening. La sensibilità, specificità ed accuratezza della TC/PET nella diagnosi differenziale dei noduli maligni è stata rispettivamente del 64%, 89% e 76% e del 82%, 92% e 88% nei noduli diagnosticati al primo controllo. La performance è stata bassa nei noduli diagnosticati alle TC annuali di follow-up con una sensibilità che oscilla dal 22% per i non-solidi al 79% per i noduli solidi (p = 0.0001). La sensibilità (87%) e specificità (73%) è stata maggiore nei noduli ≥15 mm, e ancora migliore (sensibilità 98%) per i noduli solidi ≥15 mm. La TC/PET è quindi altamente sensibile nella diagnosi differenziale dei noduli indeterminati riscontrati alla prima TC di screening, nei noduli ≥15 mm e nei noduli solidi. La sensibilità è stata bassa per i noduli non-solidi e per i noduli scoperti dopo il primo screening per cui andrebbero utilizzati altri metodi, come ad esempio il tempo di duplicazione volumetrica alla TC.

Veronesi G, Travaini LL, Maisonneuve P, Rampinelli C, Bertolotti R, Spaggiari L, Bellomi M, Paganelli G.
REVIEW
Pleurectomy/decortication, hyperthermic pleural lavage with povidone-iodine, prophylactic radiotherapy, and systemic chemotherapy in patients with malignant pleural mesothelioma: A 10-year experience.
Gli Autori hanno valutato i risultati a lungo termine della pleurectomia/decorticazione (P/D), lavaggio pleurico ipertermico, lavaggio con iodopovidone, radioterapia profilattica della parete toracica (21 Gy), e chemioterapia sistemica nei pazienti con mesotelioma pleurico maligno...leggi
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Gli Autori hanno valutato i risultati a lungo termine della pleurectomia/decorticazione (P/D), lavaggio pleurico ipertermico, lavaggio con iodopovidone, radioterapia profilattica della parete toracica (21 Gy), e chemioterapia sistemica nei pazienti con mesotelioma pleurico maligno. È stata analizzata una coorte retrospettiva di pazienti sottoposti ad intervento chirurgico tra il 2004 ed il 2013. La 18F FDG TC/PET è stata utilizzata per diagnosticare le eventuali recidive di malattia. Non si è avuta mortalità a 30 giorni e nel 29.4% dei pazienti si sono avute complicanze postoperatorie. L’analisi univariata non ha evidenziato differenze statisticamente significative per sesso, età >70 anni, metastasi linfonodali o chemioterapia neoadiuvante. La sopravvivenza mediana globale è stata di 32 mesi e quella a 5 anni del 23.1%.

Lang-Lazdunski L, Bille A, Papa S, Marshall S, Lal R, Galeone C, Landau D,Steele J, Spicer J.
J Thorac Cardiovasc Surg. 2015;149:558-66.
- Yankelevitz DF. POINT: Should Lung Cancer Screening by Chest CT Scan Be a Covered Benefit? Yes.
- Courtright K, Manaker S. COUNTERPOINT: Should Lung Cancer Screening by Chest CT Scan Be a Covered Benefit? No.
Si tratta di due editoriali dal parere completamente opposto (un pro – con debate) sull’opportunità della copertura economica per lo screening del tumore polmonare con TC del torace. Anche se la realtà per cui sono scritti gli editoriali è quella statunitense, riassumono con chiarezza e sintesi i rischi ed i benefici dello screening del tumore polmonare con TC del torace a basse dosi di radiazioni. ...leggi
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Si tratta di due editoriali dal parere completamente opposto (un pro – con debate) sull’opportunità della copertura economica per lo screening del tumore polmonare con TC del torace. Anche se la realtà per cui sono scritti gli editoriali è quella statunitense, riassumono con chiarezza e sintesi i rischi ed i benefici dello screening del tumore polmonare con TC del torace a basse dosi di radiazioni.

Chest. 2015;147:289-92.
Accuracy of Fluorodeoxyglucose-PET Imaging for Differentiating Benign From Malignant Pleural Effusions: A Meta-analysis.
Il ruolo della FDG PET nella diagnosi differenziale dei versamenti pleurici maligni non è ancora del tutto chiarito. Gli autori hanno realizzato una metanalisi sulla performance della PET utilizzata nella diagnosi differenziale di pazienti ...leggi
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Il ruolo della FDG PET nella diagnosi differenziale dei versamenti pleurici maligni non è ancora del tutto chiarito. Gli autori hanno realizzato una metanalisi sulla performance della PET utilizzata nella diagnosi differenziale di pazienti con versamento pleurico o inspessimenti pleurici di natura da determinare concludendo che l’accuratezza della PET (sensibilità 81%, specificità 74%, likelihood ratio positivo 3.22, likelihood ratio negativo 0.26, area sotto la curva 0.838) non consente per ora di suggerire la PET come esame di ruotine nella diagnosi dei versamenti pleurici di natura da determinare.

Porcel JM, Hernández P, Martínez-Alonso M, Bielsa S, Salud A.
Chest. 2015;147:502-12.
Derivation and Validation of a CT Scan Scoring System for Discriminating Malignant From Benign Pleural
La TC del torace è divenuta parte integrante dell’iter diagnostico dei versamenti pleurici di natura da determinare. Gli autori hanno sviluppato un punteggio basato sulla TC del torace per differenziare i versamenti pleurici benigni da quelli maligni. Il punteggio è stato strutturato come segue: ...leggi
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La TC del torace è divenuta parte integrante dell’iter diagnostico dei versamenti pleurici di natura da determinare. Gli autori hanno sviluppato un punteggio basato sulla TC del torace per differenziare i versamenti pleurici benigni da quelli maligni. Il punteggio è stato strutturato come segue:
  • Presenza di lesione pleurica (noduli, masse, o ispessimenti ≥ 1 cm): 5 punti;
  • Presenza di metastasi epatiche, massa addominale, neoformazione polmonare o noduli polmonari ≥ 1 cm: 3 punti ciascuno;
  • Assenza di loculazioni pleuriche, versamento pericardico o cardiomegalia: 2 punti ciascuno.
Un punteggio ≥ 7 sembra essere in grado di predire la malignità del versamento con una sensibilità del 88%, una specificità del 94%, un likelihood ratio positivo di 13.8, un likelihood ratio negativo di 0.13, e un’area sotto la curva di 0.919.

AUTHORS
REVIEW

gennaio


Pulmonary Neuroendocrine (Carcinoid) Tumors: European Neuroendocrine Tumor Society Expert Consensus and Recommendations for Best Practice for Typical and Atypical Pulmonary Carcinoid.
L’articolo è una consensus dell’European Neuroendocrine Tumor Society che contiene le raccomandazioni per la best practice nel trattamento dei tumori neuroendocrini polmonari inclusi i carcinoidi tipici ed atipici...leggi
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L’articolo è una consensus dell’European Neuroendocrine Tumor Society che contiene le raccomandazioni per la best practice nel trattamento dei tumori neuroendocrini polmonari inclusi i carcinoidi tipici ed atipici. Il lavoro evidenzia, inoltre, le recenti discussioni sulla nomenclatura e l’utilizzo delle nuove tecniche diagnostiche. Infine, sottolinea le attuali difficoltà nel determinare il trattamento terapeutico ottimale.

M.E. Caplin, E. Baudin, P. Ferolla, et al. and the ENETS consensus conference participants.
Ann Oncol 2015/10.1093/annonc/mdv041

2014

novembre

Isabelle Opitz, Raphael Bueno, Eric Lim, Harvey Pass, Ugo Pastorino, Mattia Boeri, and Gaetano Rocco on behalf of the ESTS Biology Club. Biomolecular and clinical practice in malignant pleural mesothelioma and lung cancer: what thoracic surgeons should know Eur J Cardiothorac Surg 2014;46:602-6.
Le terapie che si basano sul profilo biomolecolare sono il principio cardine della moderna oncologia polmonare. La conoscenza delle nuove tecniche biomolecolari applicate alla diagnosi, alla prognosi ed al trattamento del tumore polmonare e del mesotelioma dovrebbero far parte delle competenze professionali e culturali del chirurgo toracico del XXI secolo ...leggi
Le terapie che si basano sul profilo biomolecolare sono il principio cardine della moderna oncologia polmonare. La conoscenza delle nuove tecniche biomolecolari applicate alla diagnosi, alla prognosi ed al trattamento del tumore polmonare e del mesotelioma dovrebbero far parte delle competenze professionali e culturali del chirurgo toracico del XXI secolo. L’articolo riassume le conoscenze attuali circa i biomarcatori diagnostici e prognostici nel mesotelioma pleurico maligno e le potenziali applicazioni dei microRNA e del sequenziamento genomico nel tumore polmonare.

ottobre

Wang YX, Gong JS, Suzuki K, Morcos SK. Evidence based imaging strategies for solitary pulmonary nodule J Thorac Dis 2014
La definizione classica di nodulo polmonare solitario è un’opacità arrotondata di diametro ≤3 cm circondata da parenchima polmonare. In passato, quando si diagnosticava incidentalmente un nodulo polmonare solitario, veniva raccomandato un follow-up TC ...leggi
La definizione classica di nodulo polmonare solitario è un’opacità arrotondata di diametro ≤3 cm circondata da parenchima polmonare. In passato, quando si diagnosticava incidentalmente un nodulo polmonare solitario, veniva raccomandato un follow-up TC per un periodo di due anni che, però, aumenta le dosi di radiazioni per la popolazione in esame. Questo articolo mette in evidenza l'importanza di evitare un'eccessiva irradiazione del paziente con TC di follow-up non necessarie. Anche perché, dopo la pubblicazione delle linee guida della Fleischner Society nel 2005, si è evidenziato sia un incremento del numero di TC di follow-up che una scarsa attenzione a dosi, sezioni, e copertura longitudinale limitata. La combinazione delle informazioni sulla comparsa del nodulo e sul rischio clinico possono creare una probabilità globale di malignità del nodulo polmonare solitario che aiuti l’impostazione di un corretto follow-up.
McElnay P, Lim E. Adjuvant or neoadjuvant chemotherapy for NSCLC. J Thorac Dis 2014
Nei pazienti con NSCLC localizzato e funzionalità respiratoria adeguata, la resezione chirurgica rimane il trattamento di scelta. Ci sono numerose evidenze in Letteratura a sostegno della chemioterapia negli stadi II – III. Tuttavia, se sia da utilizzare in neoadiuvante o adiuvante è ancora argomento di molte discussioni...leggi
Nei pazienti con NSCLC localizzato e funzionalità respiratoria adeguata, la resezione chirurgica rimane il trattamento di scelta. Ci sono numerose evidenze in Letteratura a sostegno della chemioterapia negli stadi II – III. Tuttavia, se sia da utilizzare in neoadiuvante o adiuvante è ancora argomento di molte discussioni. La Letteratura evidenzia come la chemioterapia adiuvante sia stata adottata dalle linee guida europee negli stadi precoci localmente avanzati (e.g. stadio IB con diametro della neoplasia >4 cm). Pochi, invece, sono gli studi che confrontino la chemioterapia neoadiuvante più chirurgia versus la sola chirurgia ed ancor meno sono gli studi che confrontino la terapia neoadiuvante al trattamento adiuvante. Il NATCH trial non ha dimostrato differenze nella sopravvivenza tra il braccio adiuvante versus neoadiuvante, mentre altri trial devono ancora essere completati. Una meta-analisi ha inoltre dimostrato che non vi sia un’apprezzabile differenza tra le due metodiche.
De Ruysscher D, Nakagawa K, Asamura H. Surgical and nonsurgical approaches to small-size non small cell lung cancer. Eur Respir J 2014
La lobectomia e la linfadenectomia sistematica sono attualmente lo standard di trattamento per il tumore del polmone non a piccole cellule...leggi
La lobectomia e la linfadenectomia sistematica sono attualmente lo standard di trattamento per il tumore del polmone non a piccole cellule di dimensioni inferiori ai 3 cm. Vi è un crescente interesse verso approcci chirurgici a risparmio di parenchima (e.g. segmentectomia); studi clinici non randomizzati hanno evidenziato che la segmentectomia possa avere risultati simili alla lobectomia in termini di sopravvivenza. D’altra parte, approcci non chirurgici, come la radioterapia ablativa stereotassica (SABR) in pazienti non operabili, presentano percentuali di sopravvivenza paragonabili alla lobectomia. Stiamo andando a larghi passi verso un'era in cui saranno disponibili molte opzioni terapeutiche, probabilmente equivalenti da un punto di vista oncologico. Tuttavia, sono necessari ulteriori studi per definire quale sia la terapia ottimale per il singolo paziente.
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Notiziario Fonicap
21/01/2018
Lung Cancer Unit - ASST Spedali Civili di Brescia
E' stata istituita presso l'ASST Spedali Civili di Brescia una unità dedicata alla diagnosi tempestiva delle sospette neoplasie polmonari ed al rapido avvio dei pazienti alle terapie più appropriate previa valutazione multidisciplinare. La "Lung cancer Unit" è coordinata dal dr Alberto Caprioli della Divisione di Pneumologia. Afferiscono alla "Lung cancer Unit" varie discipline, oltre la Pneumologia, tra cui: la Chirurgia Toracica, l'Istituto del Radio, l'Oncologia Medica, l'Endoscopia Respiratoria, la Radiologia, la medicina Nucleare, l'Anatomia Patologica, la Biologia molecolare.
E' stata istituita presso l'ASST Spedali Civili di Brescia una unità dedicata alla diagnosi tempestiva delle sospette neoplasie polmonari ed al rapido avvio dei pazienti alle terapie più appropriate previa valutazione multidisciplinare. La "Lung(...continua)
26/06/2017
Organico
Aggiornato organico
Aggiornato organico
14/09/2015
GIOF Fondazione Cà Granda - Milano
Inserito organico GIOF
Inserito organico GIOF
14/07/2015
Attivato GIOF Vicenza
E' stato attivato il sito del GIOF Vicenza
E' stato attivato il sito del GIOF Vicenza
22/06/2015
Avviato GIOF
Inserito organigramma GIOF Rionero in Vulture
Inserito organigramma GIOF Rionero in Vulture